Il monitoraggio ambientale si avvarrà di un nuovo potente strumento: un veicolo autonomo sottomarino progettato da Eni in collaborazione con Tecnomare e la divisione Eni Norge. Il sistema robotico, ribattezzato Clean sea, è stato ideato per controllare più agevolmente l’integrità delle piattaforme petrolifere offshore e diagnosticare tempestivamente eventuali perdite di idrocarburi.

Il robot sottomarino può essere adattato facilmente a diversi tipi di missione, grazie ai carichi modulari intercambiabili. Il veicolo di monitoraggio integra al suo interno potenti sensori e tecniche avanzate per effettuare analisi sul posto e in tempo reale. Il sistema è progettato per raccogliere campioni d’acqua; ispezionare i fondali marini; scoprire falle nella piattaforma e nelle tubature; identificare la presenza di sostanze inquinanti nelle acque marine per mezzo di analisi chimiche.

Un altro punto di forza della tecnologia è la possibilità di modificare l’obiettivo della missione in base ai dati rilevati dagli strumenti di bordo. Eni ha deciso di sviluppare un veicolo autonomo sottomarino perché permette di tagliare i costi e potenziare l’attività di monitoraggio delle piattaforme petrolifere offshore, migliorando la sicurezza ambientale e raccogliendo dati più attendibili. Come ha illustrato l’Eni in una nota:

Ogni volta che nota un’anomalia Clean Sea la segnala, interviene, scatta foto e gira video in tempo reale, come una vera sentinella dei mari.

La scelta è ricaduta sul veicolo ibrido SAAB Seaeye Sabertooth, evoluzione del sottomarino militare Double Eagle AUV, caratterizzato da un’alta facilità di manovra in prossimità delle piattaforme petrolifere. I veicoli autonomi sottomarini noti come AUV sono simili ai droni, perché non necessitano di pilota e collegamenti con la superficie, sono silenziosi e richiedono un supporto logistico quasi nullo.

Tutte le informazioni raccolte vengono gestite da un sistema di controllo. Il mezzo è fornito di batterie che garantiscono un’autonomia di alcune decine di ore e può funzionare anche in condizioni estreme, come il mare mosso o in presenza di ghiaccio. L’Eni ha già testato il sistema robotico Clean Sea in Svezia nel lago Vattern e ad Hammerfest in Norvegia. Il sottomarino ha compiuto oltre 100 missioni di prova per un totale di 200 ore e una distanza complessiva di 350 km.

L’ENI ha ora intenzione di usare il robot per monitorare le sue piattaforme offshore nel Mediterraneo e nell’Africa Occidentale. Il progetto siciliano sarà gestito a Gela da Enimed, mentre quello africano avrà la sua base operativa in Angola. In futuro l’azienda non esclude altre applicazioni del robot in campi diversi dall’industria petrolifera, ovunque ci sia bisogno di raccogliere grandi quantità di dati affidabili in poco tempo e a costi ridotti.

3 marzo 2016
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