La ricerca scientifica è riuscita solo in questi ultimi anni a capire come si formano e come contrastare le ormai famose polveri sottili. Ma non si è fatto in tempo a risolvere il problema che ora se ne presenta uno che forse è ancora più grave: quello delle polveri ultrafini. Si tratta di particelle di inquinamento che hanno molte caratteristiche simili alle polveri sottili, cioè PM10 e PM2,5, ma sono più difficili da combattere perché molto più piccole: circa 100 volte più sottili del PM10.

Queste polveri ultrafini sono state scoperte dal Laboratorio Energia e Ambiente di Piacenza che ha notato come questo tipo di inquinamento è probabilmente più pericoloso di quello noto fino a questo momento. I pericoli derivano, oltre che dalla sua dimensione così ridotta e dunque più difficile da individuare e combattere, anche dal fatto che è composto da componenti finora non studiate dagli scienziati come solfato e nitrato di ammonio, o persino parti di metalli. L’assenza di studi in merito ha fatto sì che il legislatore non le abbia mai prese in considerazione, e di conseguenza al momento non c’è modo per limitarne le emissioni.

Mentre per risolvere il problema del PM10 e del PM2,5 sono state inventate le domeniche a piedi, lo stop del traffico, limitazioni al riscaldamento domestico e persino limiti di velocità più bassi o chiusure degli aeroporti, non si sa come combattere questo nuovo e invisibile nemico. Un nemico le cui conseguenze sulla salute possono essere devastanti dato che, essendo molto piccole, queste polveri possono entrare più facilmente nelle vie respiratorie umane e più in profondità, creando malattie respiratorie e tumori.

A causa della sua conformazione, la zona d’Italia che più rischia in questo caso è la Pianura Padana dove queste polveri, oltre a essere prodotte, ristagnano. Ma il pericolo, secondo le stime dei ricercatori, potrebbe essere molto maggiore, fino a raggiungere anche Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, Regioni la cui aria è considerata decisamente più pulita. Ma i problemi non finiscono qui. Mentre le polveri sottili, si sa, sono prodotte dall’uomo, a volte quelle ultrafini non hanno nemmeno origine umana. Secondo Michele Giugliano, direttore delle ricerche e docente d’inquinamento atmosferico del Politecnico di Milano

le polveri ultrafini non sono immesse da nessuna fonte esterna ma si trasformano nell’atmosfera. Ad esempio, con la condensa.

La soluzione non è semplice. Non basta, secondo Giugliano, prendere provvedimenti mirati e limitati nel tempo, come per esempio le domeniche a piedi. Ci vogliono provvedimenti di livello nazionale per la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto e per i sistemi di teleriscaldamento che hanno bisogno di importanti investimenti.

23 gennaio 2014
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I vostri commenti
Gesualdo Gustavo, sabato 25 gennaio 2014 alle13:32 ha scritto: rispondi »

Il costo di essere il motore industriale italiano: gli altri, gli ingenui, gli invidiosi ed i gelosi vedono solo il luccicare di una ricchezza che è prodotta con sudore, sangue e pericolo di vita. Good Morning, Italians! Gustavo Gesualdo

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