Inquinamento: 12 mila morti in 8 anni nei siti contaminati

L’Istituto Superiore di Sanità ha confermato che la situazione dell’inquinamento nei siti industriali contaminati da amianto o per la presenza di industrie chimiche e metallurgiche, in 8 anni ci sono stati quasi 12 mila vittime, di cui molti sono deceduti per tumori e altri per malattie che interessano l’apparato cardiocircolatorio.

È stato riferito che il rischio di morte per chi abita in queste aree è maggiore del 4-5%. Sulla questione è stato pubblicato un intero rapporto, che esamina le caratteristiche e i problemi connessi a 45 siti diffusi sul territorio nazionale.

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I dati a cui si riferisce l’analisi sono quelli compresi tra il 2006 e il 2013. Vengono analizzati le aree dell’Ilva, delle raffinerie di Gela, le miniere del Sulcis e il litorale flegreo caratterizzato dalla presenza di rifiuti pericolosi. Gli esperti hanno esaminato gli eventuali collegamenti tra il risiedere in questi luoghi e lo sviluppo di patologie. Amerigo Zona, ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità, ha spiegato:

Nella popolazione residente nei siti contaminati studiati è stato stimato un eccesso di mortalità per tutte le cause pari al 4% negli uomini e al 5% per le donne. Per tutti i tumori maligni la mortalità in eccesso è stata del 3% nei maschi e del 2% nelle femmine.

Per questo gli esperti fanno sapere come siano necessari interventi di risanamento ambientale per proteggere la salute. Lo studio Sentieri (questo il nome del rapporto coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità) ha osservato che per i bambini e per i giovani fino a 24 anni in queste aree a rischio c’è stata un’incidenza dei tumori maggiore del 9%.

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In particolare al Sud la contaminazione ambientale dettata dall’inquinamento sembra essere in stallo e non ci sarebbero margini di miglioramento. Il responsabile scientifico dello studio Pietro Comba ha spiegato, facendo riferimento alle cause ambientali che intervengono nel determinare le malattie:

Per esempio i tumori polmonari, più diffusi in tutte le aree dove avvengono processi industriali di combustione, melanomi e linfomi non Hodgkin, correlati a una contaminazione da Pcb, o tumori del sistema ormonale, che hanno tra le cause principali l’esposizione a sostanze chimiche interferenti endocrini.

Gli studiosi inoltre hanno fatto notare che sono allarmanti anche i dati che riguardano le malformazioni congenite alla nascita. Si tratterebbe di malformazioni agli organi genitali, al sistema urinario, al cuore, agli arti e al sistema nervoso centrale. Le differenze tra Nord e Sud Italia sarebbero abissabli. Nel Meridione gli indicatori della salute sarebbero più compromessi a causa dell’inquinamento.

13 giugno 2018
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