Guai in arrivo per l’Italia in sede europea. A qualche mese dall’apertura della procedura di infrazione, è stata oggi emessa la sentenza tramite la quale la Corte europea di giustizia condanna l’Italia per la violazione della direttiva Ippc sulla prevenzione e riduzione integrate delle emissioni inquinanti dagli impianti industriali (direttiva 2008/1/CE).

Secondo il regolamento, tutte le attività industriali e agricole caratterizzate da un elevato potenziale inquinante devono essere in possesso della cosiddetta AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), che attesti l’impegno da parte dell’impresa di farsi carico delle attività di prevenzione, monitoraggio e riduzione dell’inquinamento tramite il ricorso alle migliori tecnologie attualmente disponibili.

Le autorizzazioni, inoltre, fissano una serie di valori limite per le sostanze maggiormente inquinanti utilizzate nell’industria e impongono alle imprese di bonificare i siti al termine delle loro attività.

Tutti gli Stati dell’Unione avrebbero dovuto adeguare gli impianti alla direttiva Ippc entro il 30 ottobre 2007. Nei confronti dell’Italia era già stata assicurata una proroga al 2 aprile 2009 ma, in data 30 ottobre 2009, era emerso che su 5.669 impianti in esercizio solo 4.465 erano dotati di AIA e che i restanti erano in funzione nonostante la mancata autorizzazione

Nonostante le giustificazioni del governo italiano, da molte parti arriva la conferma dell’inattacabilità del provvedimento. Secondo Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente:

La condanna europea nei confronti dell’Italia è ineccepibile. In Italia, infatti, ci sono tuttora grandi impianti industriali che continuano ad emettere inquinanti in aria, acqua e suolo e ad operare al di fuori delle regole decise a livello comunitario.

Ciafani ha infine aggiunto:

Un esempio è l’Ilva di Taranto, uno dei più grandi complessi industriali d’Europa, noto negli anni scorsi per le sue elevate emissioni di diossina e per quelle di benzo(a)pirene. Ma anche per questo cancerogeno invece di intervenire per abbassarne le emissioni, il Governo con il recente Dlgs 155/2010 ha prorogato l’entrata in vigore del valore limite al 2012. Ci auguriamo pertanto che, dopo questa condanna, la Commissione Aia e il Ministero dell’Ambiente concludano al più presto le procedure di autorizzazione, evitando scorciatoie pericolose, che al danno farebbero seguire una imperdonabile beffa.

31 marzo 2011
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