Reti cellulari, ripetitori televisivi, network wireless e chi più ne ha più ne metta: la modernità è sempre più senza fili. Ma le onde radio prodotte per assicurare i servizi di telecomunicazione non sono per tutti innocue: così come riportato da La Stampa, sarebbero in Italia ben 500.000 gli “allergici” all’inquinamento elettromagnetico.

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A parlarne è il professor Giuseppe Genovesi, immunologo e allergologo del policlinico Umberto I di Roma, preoccupato della crescita dei casi di MCS, ovvero di Sensibilità Chimica Multipla. Una patologia controversa, di cui oggi non sarebbero ben conosciute le cause e nemmeno vi sarebbe accordo in ambito scientifico.

La MCS si caratterizza per un’elevata ipersensibilità all’esposizione ai campi elettromagnetici, come le onde radio dei dispositivi per la comunicazione mobile. I pazienti riferiscono sintomi fra i più vari, tra cui svenimenti, problemi respiratori, eruzioni cutanee e cefalee. Gli orientamenti medici di definizione della patologia si dividono in due gruppi: il primo vede una predisposizione genetica che limita le capacità naturali dell’organismo di “ostacolare” l’assorbimento di onde elettromagnetiche, il secondo è invece più orientato a una spiegazione psicologica del malessere, anche perché a oggi non sarebbero ben chiare le eventuali correlazioni tra l’esposizione e i sintomi. Fra i sostenitori della prima ipotesi appunto Genovesi, il quale spiega sulla base della sua esperienza ospedaliera:

Al solo Policlinico Umberto I abbiamo avuto 300 diagnosi di MCS negli ultimi due anni, di cui una parte con elettro-sensibilità, e circa l’8 per cento dei casi ha riguardato bambini. Spesso tale patologia non è riconosciuta o è scambiata per un disturbo psicologico: è quindi probabile che molti pazienti non sappiano di esserne affetti. […] Sebbene siano state messe a punto specifiche immunoterapie per la progressiva desensibilizzazione alle onde elettromagnetiche. In Italia, tali terapie non sono però disponibili.

Come ben precisa l’esperto, la patologia spesso non è riconosciuta. Basta navigare le pagine di PubMed, il catalogo online della National Library of Medicine e del National Institutes of Health statunitensi, per scoprire come oltreoceano la MCS non venga considerata una patologia organica, bensì come un disturbo psicologico. Così è stata definita in una pubblicazione ufficiale del 1995 – in calce la fonte – mai effettivamente rivista dalla sanità a stelle e strisce:

Il fenomeno della sensibilità chimica multipla è una manifestazione peculiare della nostra società tecnofobica e chemofobica. È stata rifiutata come patologia organica riconosciuta dall’American Academy of Allergy and Immunology, dall’American Medical Association, dalla California Medical Association, dall’American College of Physicians e dall’International Society of Regulatory Toxicology and Pharmacology. La malattia può esistere solo se il paziente definisce sia la causa che le manifestazioni della propria condizione. Nonostante questo, ha ottenuto credibilità nelle richieste di risarcimento operai, di responsabilità civile e di azioni di regolamentazione.»

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Due universi opposti, in definitiva, entrambi degni d’attenzione. Serviranno studi più approfonditi sugli effetti reali dell’esposizione all’inquinamento elettromagnetico per stabilire con certezza la natura della MCS, nel frattempo i pazienti rimangono in attesa di una cura, quantomeno palliativa, ai loro disturbi.

Foto: Antennas Of Cellular Systems | Shutterstock

, PubMed

8 aprile 2013
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