Negli Stati Uniti è stato condotto uno studio per verificare quale fosse il grado di intossicazione di un campione di donne gravide e quali fossero gli effetti sui neonati, in particolare in relazione a specifiche sostanze inquinanti. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Environmental Health Perspectives.

Si è visto che nel 90% delle donne sottoposte alle analisi si registrava la presenza nel sangue di 62 sostanze chimiche di vario tipo, responsabili di interferenze con l’attività ormonale e di danni durante lo sviluppo del cervello del feto.

Si tratta principalmente di mercurio, ftalati, piombo, polibromodifenileteri (PBDE), pesticidi organofosfati, policlorobifenili (PCB) e idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Sostanze che agirebbero in maniera diversa, sempre però a livello di sviluppo cerebrale e cognitivo.

I ritardanti di fiamma, come i PBDE, e i fumi di scarico dei veicoli e del legno bruciato influenzerebbero lo sviluppo del cervello, sia in fase di feto che durante l’infanzia. Degli ftalati si è detto più volte come siano dei potenti interferenti endocrini che oltre a disturbare lo sviluppo degli organi sessuali maschili recano danni anche al fegato, ai reni e ai polmoni.

Oltre ad essere onnipresenti quando si parla di plastica, si trovano anche in molti prodotti cosmetici che vengono usati per la cura del corpo. Insieme ai PBDE interrompono le funzioni degli ormoni tiroidei, che secondo la Professoressa Susan Schantz, dell’University of Illinois:

Sono coinvolti in quasi tutti gli aspetti dello sviluppo del cervello, dalla formazione dei neuroni alla divisione cellulare.

Regolano molti dei geni coinvolti nello sviluppo del sistema nervoso.

Esistono inoltre studi precedenti che hanno associato l’assimilazione di ftalati con disturbi nei bambini quali deficit di attenzione, basso quoziente intellettivo e disturbi comportamentali.

Altra minaccia sono i PCB. Una volta utilizzati come refrigeranti e lubrificanti in alcune apparecchiature elettriche, sono vietati dal 1977 negli Stati Uniti e dal 1983 in Italia, ma persistono ancora nell’ambiente e fanno sentire i loro effetti. Si accumulano nei tessuti adiposi e da qui si diffondono nel fegato, nei tessuti nervosi e in tutti gli organi e tessuti con un’alta componente lipidica. La Professoressa Schantz spiega:

Queste sostanze chimiche sono pervasive, non solo nell’aria e nell’acqua, ma anche in prodotti di uso quotidiano che usiamo sui nostri corpi e nelle nostre case.

Si può ridurre l’esposizione a queste sostanze chimiche tossiche ed è urgentemente necessario per proteggere i bambini di oggi e di domani.

La fase più critica per i bambini sarebbe proprio quella della gestazione, nella quale i neuroni si formano e il cervello sta maturando. Se si interrompe questa fase i danni possono essere irreversibili.

Una delle critiche che gli scienziati rivolgono al sistema è, alla luce dei risultati raccolti, la mancanza di informazione: molte di queste sostanze sono presenti in prodotti di uso comune. Troppo spesso non si sospetta della loro presenza e i loro effetti negativi sulla salute non sono spiegati a sufficienza e in modo diffuso.

5 luglio 2016
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