Poco studiata dagli ecologisti, ma in grado di compiere miracoli nella lotta all’inquinamento delle acque. Parliamo della pianta del papiro, oggetto di approfondimento nell’ultimo libro dello scrittore ecologista John Gaudet: “The Plant that changed the world” (“La pianta che ha cambiato il mondo”). Il titolo si riferisce al ruolo della carta di papiro nella rivoluzione culturale ed economica degli Antichi Egizi. Il papiro rappresentò infatti una fonte inesauribile di sostentamento e progresso per questa grande civiltà. Dal papiro veniva ricavata la carta su cui scrivere, carburante, barche, gioielli e decine di altri monili e oggetti di uso comune.

Il papiro, oggi pressoché scomparso, potrebbe tornare ad avere un ruolo determinante per l’umanità in virtù delle sue proprietà antinquinamento. A godere maggiormente dei suoi benefici potrebbero essere ancora una volta i Paesi africani, colpiti dal problema della scarsità idrica dovuta alla contaminazione delle acque, un’emergenza ambientale che intacca le risorse naturali e mette a rischio le popolazioni locali, la flora e la fauna.

Le paludi di papiro sono state già impiegate con successo per filtrare l’acqua in due grandi laghi dell’Africa: il lago Victoria, nella parte centrale del continente, e il lago Manzala, in Egitto, uno tra gli specchi lacustri più inquinati di tutto il Paese. La palude più grande attualmente si trova nel Sud del Sudan.

Questi sistemi antinquinamento, naturali ed ecocompatibili, fanno in modo che l’acqua passi attraverso un dedalo di canali e venga filtrata e ripulita dalle canne di papiro. Anche i pesci che popolano il lago, caratterizzati in precedenza da un cattivo odore, hanno giovato di acque più pulite e maggiormente ossigenate.

Senza contare le ripercussioni positive sulla fauna aviaria. Decine di specie di uccelli, di alto pregio ambientale, trovano infatti il loro habitat ideale proprio nelle paludi di papiro, risollevando le economie locali e attirando migliaia di turisti. John Gaudet è convinto che il papiro, in virtù della sua facile coltivazione e della sua abbondanza, dovuta ai due raccolti all’anno generati dalla pianta, possa riscrivere nuovamente il destino dell’Africa.

31 luglio 2014
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, sabato 2 agosto 2014 alle0:49 ha scritto: rispondi »

Si, buoni propositi.... però puoi mettere tutti i papiri che vuoi, ma se son cominci a fermare l'inquinamento dovuto alla sovrappopolazione africana l'opera non sarà mai completa. Bisogna sempre andare all'origine del problema per cercare di risolverlo.

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