I fiumi e i laghi europei sono sempre più tossici, al punto da mettere a rischio, in molti a casi, la sopravvivenza della fauna e della flora acquatiche. Una delle cause principali dell’inquinamento dei corsi d’acqua in tutta Europa è la presenza di valori eccessivi di pesticidi, provenienti dall’agricoltura intensiva, e di prodotti chimici dispersi impropriamente nell’ambiente dalle industrie.

A lanciare l’allarme è un recente studio curato da un’équipe di ricercatori afferenti al Centro per la Ricerca Ambientale Helmholtz. I dati dell’analisi, pubblicati sull’autorevole rivista scientifica PNAS, Proceedings of the National Academy of Sciences, rivelano che il problema dell’inquinamento delle acque in Europa non è stato mai considerato nella sua gravità ed è anzi stato ampiamente sottovalutato.

Molti studi hanno valutato aree troppo circoscritte o si sono concentrati su un singolo inquinante, tralasciando la portata degli inquinanti nel loro complesso e nelle loro interazioni con l’ambiente.

I ricercatori stavolta hanno perciò deciso di prendere in esame un campione piuttosto ampio di corsi d’acqua disseminati in tutto il continente, ben 4 mila siti tra laghi e fiumi. Dall’analisi è emerso che ben il 14% delle acque presenta livelli di tossicità incompatibili con la vita degli organismi acquatici. Centinaia di specie di pesci, alghe e invertebrati rischiano di non sopravvivere in Europa se i valori di inquinamento non torneranno presto a livelli accettabili.

Non intervenire per decontaminare le acque mette a rischio anche la salute dei consumatori di pesce provenienti da laghi e fiumi. Soprattutto i pesci di grandi dimensioni tendono infatti ad accumulare nell’organismo sostanze inquinanti e metalli pesanti.

Secondo quanto affermato dagli autori della ricerca, tra gli inquinanti più pericolosi riscontrati in oltre 223 siti figurano, oltre ai pesticidi, gli idrocarburi. Anche laddove queste sostanze non risultino completamente letali per le specie viventi, il loro impatto sull’ambiente resta insostenibile: gli effetti sono cronici nel 42% dei casi.

18 giugno 2014
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