Inquinamento da carbone nocivo ben oltre i propri confini nazionali. Questo in sintesi il quadro che emerge dal rapporto, intitolato “La nuvola scura sull’Europa: come i Paesi a carbone fanno ammalare i loro vicini”, pubblicato da Health and Environment Alliance (HEAL), Climate Action Network Europe (CAN), WWF e Sandbag.

In base ai dati raccolti, relativi a 257 centrali a carbone su 280, l’inquinamento causato dalle emissioni nocive di tali impianti sarebbe responsabile di 22.900 morti premature, decine di migliaia di malati (affetti da patologie che vanno da quelle cardiovascolari a quelle respiratorie) e fino a 62,3 miliardi di costi per la sanità.

Se da un lato i cinque Paesi più inquinanti sono Polonia, responsabile per 4.690 morti premature al di fuori dei propri confini, Germania (2.490), Bulgaria (1.660), Romania (1.390) e (1.350). A pagarne il prezzo maggiore però sono Germania (3.630), Italia (1.610), Francia (1380), Grecia (1050) e Ungheria (700).

Importante sarebbe quindi la progressiva chiusura di tutti gli impianti alimentati a carbone sul suolo europeo, come ha sottolineato la responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, Mariagrazia Midulla:

Il rapporto dimostra che un completo abbandono del carbone è una questione europea che riguarda tutti, e come tale dovrebbe essere uno degli obiettivi d’azione dell’UE. Gli effetti devastanti del carbone sul clima e sulla salute di tutti gli europei dimostrano che tutti i Paesi della UE hanno l’interesse comune a lavorare insieme per venirne fuori il più presto possibile. Vista la gravità dell’impatto sulla salute con un inquinamento che viaggia al di là dei confini nazionali, chiediamo che in Italia venga attivata un’indagini epidemiologica sulla popolazione per verificare i danni sanitari di questo combustibile fossile.

C’è di più: le analisi dimostrano che l’inquinamento derivante dalle centrali a carbone non riguarda solo gli abitanti delle zone limitrofe, quindi deve diventare anche priorità nazionale, non solo locale. Dopo l’accordo di Parigi sul clima, i leader dell’UE hanno un’ancor maggiore responsabilità di aumentare drasticamente gli sforzi per chiudere tutte le centrali a carbone e di passare rapidamente al 100% di energia rinnovabile.

A supporto del rapporto diffuso dal WWF si sono schierati anche alcuni esponenti del mondo medico. Tra loro anche il Dottor Roberto Bertollini, rappresentante presso l’UE dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che ha affermato:

L’inquinamento atmosferico è responsabile di milioni di morti in tutto il mondo. Le temperature più elevate derivanti dal cambiamento climatico contribuiscono a esacerbare il problema. La buona notizia è che ridurre il nostro utilizzo di combustibili fossili – comprese le emissioni nocive da carbone – ci offre un’opportunità unica per migliorare la qualità dell’aria e mitigare il cambiamento climatico, in quella che rappresenta il più grande pericolo per la salute pubblica di questo secolo.

7 luglio 2016
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I vostri commenti
Gian, venerdì 8 luglio 2016 alle8:20 ha scritto: rispondi »

L'articolo non è chiaro, troppi numeri non ben spiegati (ma solo d'impatto mediatico...), quindi sorgono grossi dubbi sulle veridicità.

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