La veloce e spesso deregolamentata espansione industriale della Cina ha anche effetti inquinanti invisibili, oltre alle notizie che ormai quotidianamente giungono sul tasso di smog record della nazione. È infatti emergenza terreni, contaminati dagli scarichi di migliaia di aziende, con un incidenza aumentata, sebbene le cifre siano solo ufficiose, dei casi di tumore.

Ne parla un’inchiesta del quotidiano britannico The Guardian raccontando la storia di Fenshui, una cittadina della Provincia di Jiangsu, un tempo florida zona rurale per l’agricoltura data la presenza di numerosi corsi d’acqua. La località si trova nei pressi del lago Tai, uno dei più grandi della Cina, un’area dalla metà del novecento sempre più occupata da aziende data la facilità di smaltimento dei rifiuti industriali in acqua.

Oggi sono oltre 3.000 le società che circondano il lago e gli effetti, oltre che sulla vegetazione, si ravviserebbero nelle condizioni degli abitanti delle aree vicine, rimasti fortemente legati all’agricoltura. Come Zhang Junwei, una giovane quarantenne del posto, che si è vista la famiglia decimata dai tumori in giovanissima età, ultimo lo zio deceduto dopo due anni di agonia e la rimozione di vescica e retto. Abitanti che ora accusano: le malattie esplose negli ultimi anni sarebbero correlate ai corsi d’acqua inquinati, corsi che servono per irrigare i campi.

Come già detto, l’area attorno al lago ha subito una forte espansione industriale soprattutto a partire dagli anni ’90, trasformando una regione povera e rurale in una delle capitali più ricche e fiorenti cinesi, con cifre che si attestano attorno ai 17,06 miliardi di dollari l’anno di giro d’affari. Le popolazioni, rimaste però mediamente povere, non hanno altra scelta che dedicarsi all’agricoltura di sussistenza, in terreni dove pare vi siano elevate concentrazioni di cadmio, mercurio e piombo.

Il tutto senza che il governo centrale faccia molto per informare sui rischi poiché, come riportano i media locali, gran parte delle indagini sul tasso di inquinamento locale è stata protetta per anni dal segreto di stato, finché nel 2013 il Ministero della Protezione Ambientale (MEP) ha tiepidamente ammesso l’esistenza di “villaggi del cancro” in tutta l’area circostante al lago, senza però specificare i pericoli né mettere in pratica delle contromisure di salvaguardia della popolazione.

In quel di Yixing, ad esempio, la situazione è emblematica: le aziende avrebbero scaricato rifiuti tossici in acqua senza che vi fosse il minimo controllo centrale, fino ad arrivare all’esplosione della “marea verde” del 2007, la trasformazione delle acque del lago in una melma schiumosa salmastra, dovuta alla crescita incontrollata di alghe alimentate dai rifiuti chimici industriali.

Nell’aprile del 2013, la Jiangsu Geological Survey ha pubblicato alcuni report sui tassi d’inquinamento del suolo in aree altamente industrializzate, come Wuxi, Suzhou e Changzhou. Stando a quanto pubblicato, dal 2005 al 2011 livelli insoliti di cadmio sarebbero stati trovati nel 37,5% dei siti analizzati, con una media di innalzamento di 0.03 milligrammi per chilo di terreno, con picchi di 0,2 mg di incremento l’anno.

In alcune zone il cadmio raggiunge gli 0,4 mg per chilo di terreno, un dato preoccupante poiché le aree prese in esame sono famose per le estese coltivazioni di riso. Il caso più a rischio nella cittadina di Dingshu, dove i livelli di cadmio scaricati nei fiumi hanno determinato concentrazioni nel riso oltre 0,5 mg, quando le imposizioni di legge locali stabiliscono una soglia di 0,4 mg per chilo.

Nell’aprile del 2014, inoltre, il Ministero ha rilasciato i dati parziali di un’indagine condotta dal 2005 al 2013 su 630 chilometri quadrati di terreni deputati all’agricoltura, svelando come il 19.4% del terreno coltivabile fosse contaminato, con una stima del 16% se a essere presa in considerazione è l’estensione dell’intera Cina.

Un problema confermato anche dal declino della fauna locale: a Yancheng, sempre nella Provicia di Jiangsu, ormai pare non sia insolito trovare pesci deceduti sulla superficie dei corsi d’acqua. Una vera emergenza, in definitiva, prima ambientale e poi sanitaria.

2 luglio 2014
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Silvano Ghezzo, giovedì 3 luglio 2014 alle0:48 ha scritto: rispondi »

Chissà perchè queste rivelazioni non mi stupiscono . Una cosa è certa : La Natura prima o poi si vendica.

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