Inquinamento: Cina adotta sistema di scambio delle emissioni di CO2

Il governo cinese si oppone sempre a qualsiasi limite all’inquinamento stabilito dai trattati internazionali, ma questo non vuol dire che approvi l’aria irrespirabile delle sue città. Il popolo non ce la fa più a vivere in città super affollate e inquinate, in cui la cappa di smog non permette né di respirare né addirittura di vedere dall’altra parte della strada. Così adesso qualcosa si sta muovendo. L’ultimo provvedimento preso, in ordine di tempo, riguarda la città di Pechino ed è l’adozione del sistema dello scambio di emissioni.

Si tratta del cosiddetto “carbon trading scheme” teorizzato qualche anno fa, ma che nessun Paese vuole adottare a livello nazionale perché molto limitante per le proprie aziende. Il sistema viene applicato attualmente solo in determinati settori e prevede l’acquisto del diritto a inquinare da parte delle industrie che, per la loro attività, sono costrette a emettere ogni anno tonnellate di CO2.

Finora il sistema era stato adottato in Cina solo dalle città di Shenzhen e Shanghai, e così Pechino diventa la terza città cinese a provarlo.

Il sistema cinese è però particolare. Esso si basa sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per unità di PIL che è stata stabilita entro il 2020 nel 40-45% rispetto all’anno 2005. Lo scambio sarà ospitato dal CBEEX (China Beijing Environment Exchange), una specie di Borsa dove al posto delle azioni vengono scambiati diritti a inquinare. In totale circoleranno 40 mila permessi al costo di 50 yuan l’uno, corrispondenti a circa 6 euro ciascuno.

La principale acquirente è la compagnia statale Sinopec Corp., che si occupa di petrolio e gas e che ha già acquistato il 50% dei permessi circolanti facendo lievitare del 2% il prezzo degli altri. L’amministrazione cittadina si augura che con questa tecnica possa mantenere basse le emissioni delle centrali energetiche.

Tutte le centrali energetiche, tranne quelle a carbone. Incredibilmente queste industrie, che secondo i dati di Greenpeace sono responsabili del 60% delle morti premature del Paese, riceveranno permessi a inquinare per un totale del 99,9% della quota di emissioni del periodo 2009-2012 e li riceveranno ogni anno fino al 2015, quando la quota scenderà al 99,5%. Gli altri produttori riceveranno quote inferiori e se vorranno inquinare di più dovranno comprare nuovi permessi.

Come sempre a farne le spese non sono i grandi colossi, ma i poveri commercianti. Per combattere l’inquinamento infatti l’amministrazione di Pechino ha costretto gli oltre 500 cuochi ambulanti dotati di barbecue a chiudere bottega perché emettevano troppo. Decisamente l’obiettivo di riduzione delle emissioni del 25% entro il 2017 non si potrà avere spegnendo qualche fornello e concedendo alle grandi industrie di continuare a inquinare come prima.

28 novembre 2013
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