L’inquinamento atmosferico può essere indicato come la causa di malattie che coinvolgono i reni e che si possono rivelare potenzialmente fatali. Lo ha dimostrato uno studio della Società Americana di Nefrologia. Già si sapeva precedentemente che le polveri sottili nocive nell’aria possono determinare un maggiore rischio di incorrere in malattie cardiache, ictus e perfino tumori.

Adesso il rapporto della società americana si focalizza su un altro punto, che completa il quadro di tutti i pericoli connessi con l’inquinamento atmosferico. Quando le persone che si trovano a vivere in ambienti molto inquinati respirano possono inalare delle piccole particelle di polvere o di fuliggine.

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Queste particelle entrano nel circolo sanguigno e poiché i reni filtrano il sangue gli elementi nocivi possono danneggiare questi organi. Secondo i ricercatori anche gli ambienti inquinati non in maniera ampia possono provocare gli stessi danni.

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Gli studiosi hanno seguito due milioni e mezzo di individui per otto anni, a partire dal 2004. Hanno esaminato nel corso del tempo la funzione renale dei partecipanti e i livelli di qualità dell’aria dei luoghi in cui vivevano.

Hanno trovato in tutto 44.793 nuovi casi di malattie renali e 2438 casi di insufficienza renale, le cui cause possono essere rapportate direttamente con l’inquinamento atmosferico. Tutti i livelli di inquinamento sarebbero a rischio, ma gli esperti hanno spiegato che più alti sono le concentrazioni di polveri sottili nell’aria e più danni possono ricadere sui reni.

25 settembre 2017
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