Inquinamento atmosferico responsabile di un maggior rischio di infarto. Una nuova conferma dell’ipotesi arriva da uno studio italiano condotto dalla Dr. Savina Nodari, secondo cui smog e particelle inquinanti presenti nell’aria non risulterebbero responsabili soltanto di patologie respiratorie, ma anche di importanti ripercussioni sulla salute del sistema cardiovascolare.

Lo studio sul rapporto tra inquinamento atmosferico e malattie cardiovascolari come l’infarto è stato condotto esaminando alcuni registri medici di Brescia, redatti tra il 2004 e il 2007, confrontandone i dati con i livelli di PM10 e di qualità dell’aria nello stesso periodo. La ricerca ha così posto in evidenza il fatto che spesso i pcchi di ricoveri giornalieri in strutture ospedaliere coincidevano con quelli di smog cittadino. Come spiega la Dr.ssa Nodari:

Negli ultimi decenni c’è stata una crescente preoccupazione per l’inquinamento atmosferico. Malgrado politiche sociale e ambientali locali per l’incremento della qualità dell’aria l’effetto negativo degli inquinanti aerei continua a rappresentare un importante problema di salute pubblica.

Alcuni studi condotti in Europa e negli USA hanno documentato un’associazione tra inquinamento dell’aria, in special modo particolato di tipo PM 10, e patologie legate non soltanto a problemi respiratori, ma anche a malattie cardiovascolari gravi e morti. L’Unione Europea ha stabilito una soglia di sicurezza per i valori di PM 10 di 50 microgrammi/metro cubo, ma il suo effetto negativo sul sistema cardiovascolare può richiedere livelli ancor più bassi per essere azzerato.

In merito ai livelli soglia di PM 10 da considerare “sicuri” la stessa Dr.ssa Nodari sottolinea come il taglio dovrebbe essere netto per poter sortire gli effetti sperati. Stando allo studio appena condotto per ogni 10 mg di PM 10 per metro cubo nell’aria si registra un aumento del 3% di degenze legate a infarto, aritmie cardiache e altre patologie cardiovascolari:

L’attuale soglia di 50 mg/metro cubo è troppo alta perché a questo livello abbiamo osservato un incremento dei ricoveri ospedalieri per malattie cardiache. Il taglio dovrebbe ridurre il valore massimo fino a 20-30 mg/metro cubo, anche meno se possibile, perché come per il colesterolo si tratta di un rischio costante (più alti i livelli, maggiore il rischio). Se riusciamo a ottenere minori livelli di PM 10 probabile si riesca a ridurre anche il rischio di disturbi cardiaci.

8 ottobre 2013
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