Esistono numerosi studi che dimostrano come l’inquinamento atmosferico influisca negativamente sulla salute, causando l’insorgenza di una serie di patologie, prime tra tutte quelle respiratorie e quelle cardiovascolari.

Ora una ricerca pubblicata dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e intitolata “Economic cost of the health impact of air pollution in Europe” quantifica in modo abbastanza preciso i danni subiti dall’Europa ogni anno in termini di perdita di vite umane. È stata presentata in occasione dell’apertura del summit sull’ambiente e la salute in Europa, che si svolge dal 28 al 30 aprile ad Haifa in Israele.

Si parla, per il 2010, di 600 mila morti premature provocate dall’inquinamento dell’aria (indoor e outdoor), che causerebbero una spesa di 1.400 miliardi di dollari all’anno per le casse dell’Europa. A questa cifra vanno aggiunte però le spese che devono essere sostenute per curare l’insorgenza di una svariata gamma di malattie, sempre legate allo smog, altri 200 miliardi di dollari, per un totale di 1.600 miliardi. Un importo pari al 10% del PIL di tutta l’Unione Europea calcolato per il 2013 che, valutando le spese di ogni singolo Stato, arriverebbe al 20% del PIL nazionale in almeno 10 Paesi europei.

Il calcolo è stato effettuato seguendo la metodologia adottata dall’OCSE in un suo rapporto del 2014, che a sua volta teneva conto delle più recenti stime economiche degli impatti sulla salute, da parte dell’inquinamento atmosferico. Il valore economico individuato è quello che la società sarebbe disposta a spendere per evitare queste morti. In particolare è stato dato un preciso valore a ogni vittima, indipendentemente dalla sua età e dal contesto economico nazionale.

Precedenti studi, come “Air Quality 2014“, realizzato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) presentava cifre elevatissime relativamente alla percentuale di cittadini che sono esposti a livelli medi annui di PM2,5 e ozono, superiori a quelli di sicurezza indicati dall’OMS stessa. Si arrivava addirittura al 95%.

Solo per malattie cardiache, respiratorie, patologie dei vasi sanguigni, ictus e cancro ai polmoni sono state 482 mila le morti nel 2012 che si possono ascrivere alla pessima qualità dell’aria che si respira in Europa.

Nel rapporto “Improving environment and health in Europe: how far have we gotten?”, pubblicato da OMS e UNECE (United Nations Economic Commission for Europe), risulta che chi abita in Europa ha una possibilità su 4 di contrarre patologie legate allo smog o di morire prematuramente. Mentre i dati che vengono raccolti non solo sulla qualità dell’aria, ma anche per capire le condizioni di vita generali di chi vive ogni giorno nei vari Paesi del continente, sono molti, ma disomogenei.

La prima cosa sarebbe quindi un’azione coordinata tra i vari Paesi, a partire dalle analisi effettuate da ciascuno, fino ad arrivare ad una vera e propria azione concreta, come ritiene anche la Dr.ssa Zsuzsanna Jakab, Direttore Regionale per l’Europa dell’OMS:

Frenare gli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico è redditizio. Le prove che abbiamo forniscono ai decisori politici dei governi un motivo valido per agire. Se diversi settori si incontrano su questo, non solo sarà possibile salvare più vite umane, ma anche raggiungere risultati che valgono somme strabilianti di denaro.

30 aprile 2015
In questa pagina si parla di:
Fonte:
Lascia un commento