L’appello che varie associazioni aderenti allo European Environmental Bureau avevano fatto a giungo, ai vari ministri dell’Ambiente aveva avuto successo, tanto che lo scorso luglio la Commissione Ambiente europea aveva dato limiti vincolanti al 2025 e più stringenti al 2030, nell’ambito della discussione della direttiva NEC (National Emission Ceilings).

Oggi la direttiva viene votata dal Parlamento europeo e Legambiente ha colto l’occasione per scrivere agli europarlamentari italiani al fine di fare pressione affinché i passi in avanti fatti pochi mesi fa non vengano cancellati. Secondo l’associazione serve un atto di responsabilità e un’azione decisa per ridurre l’inquinamento atmosferico in Europa, ridurre i costi che malattie e morti ad esso collegato comportano e migliorare così la vita dei cittadini europei.

Tanto più in un momento come quello attuale, in cui il caso Volkswagen ha svelato ambiguità nel comportamento dei vertici UE. Ecco come la pensa in proposito Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente:

Il Consiglio dei ministri UE ha fino ad ora mostrato poco interesse nel fissare traguardi più ambiziosi, scegliendo la strada più facile di limitare gli impegni presi per ridurre le emissioni a livello nazionale. Ora sta all’intero Parlamento europeo stabilire da che parte sta rispetto al lavoro di revisione della direttiva.

Sulla scia dello scandalo della Volkswagen, questa è una vera opportunità per l’UE di mostrare come agisca nell’interesse di tutte le persone e non solo per le grandi imprese o “interessi di parte”.

I dati sulla mortalità causata da una cattiva qualità dell’aria fanno riflettere: secondo il rapporto Air Quality 2014 realizzato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA), che analizza i dati del 2012, sono 400 mila le morti causate solo dalle polveri sottili.

L’Italia è uno dei Paesi che soffre di più per questo problema, anche in termini economici: secondo l’ultimo rapporto dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) il 4% del PIL è influenzato in negativo da questi problemi. Ogni anno nel nostro Paese i decessi a causa del particolato fine (PM2,5) sono 30 mila, il 7% rispetto alla mortalità totale. Ogni italiano vive 10 mesi di meno proprio a causa dell’aria inquinata che respira, mentre i costi per curare le patologie dovute a questo problema nel 2010 sono stati stimati tra i 47 e i 142 miliardi.

Sarebbero 11 mila in Italia e 42 mila in tutta Europa le vite che ogni anno potrebbero essere salvate se la direttiva venisse confermata per come è adesso. Con l’ultima modifica sono stati stabiliti limiti vincolanti al 2025, limiti più stringenti al 2030 ed è stato aggiunto il mercurio come elemento tossico.

Le sostanze più pericolose, che causano più problemi alla nostra salute, come spiega Zanchini sono molte: si va dalle particelle sottili (PM2,5), agli ossidi di azoto (NOx), dal biossido di zolfo (SO2), ai composti organici volatili (COVNM), dall’ammoniaca (NH3), al metano (CH4) e infine al mercurio (Hg).

Tutti i settori ne sono coinvolti: secondo Legambiente anche il settore dell’agricoltura, per via delle emissioni di ammoniaca e metano, che sono precursori dell’ozono e del PM2,5, dovrebbe sottostare al rispetto di stringenti limiti di legge.

28 ottobre 2015
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