L’inquinamento ambientale torna a far paura. Davvero preoccupanti i risultati di una ricerca condotta da Sentieri, Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio, in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità, l’università La Sapienza e altri centri studi.

In 5 anni sono stati presi in esame 44 siti contaminati (alcuni dei quali già sottoposti a  bonifiche ambientali) per analizzare i rischi per la salute e il grado di mortalità degli abitanti costretti a vivere quotidianamente a contatto con amianto, diossina e altre sostanze tossiche.

Lo studio, come ha dichiarato Enrico Garaci, presidente dell’Iss, ha purtroppo confermato ciò che si temeva:

lo stato di salute delle popolazioni residenti nei siti esaminati appare risentire di effetti avversi più marcati rispetto alle regioni di appartenenza.

In termini concreti si parla di un eccesso di mortalità stimato in 1.200 casi l’anno. I problemi maggiori in questo senso sono stati evidenziati nei siti del Sud Italia dove è più alto il tasso di inquinamento atmosferico.

In particolare è stato associato all’amianto l’incremento della mortalità dovuta al tumore maligno della pleura, con ben 400 casi in più rispetto alle previsioni. In questo caso, quindi, si può parlare con sicurezza di un rapporto di causa effetto tra il contatto con la sostanza tossica e la patologia.  In tutti gli altri casi l’ambiente è solo uno dei fattori che concorre alla malattia, come ha sottolineato Garaci:

La mortalità osservata nei siti contaminati è risultata del 15% più elevata di quella media regionale per le cause di morte correlate al rischio ambientale ma sarebbe fuorviante e scientificamente poco valido affermare che ogni incremento della mortalità osservato possa essere attribuito all’inquinamento in uno specifico sito. Per questa ragione, in molti casi, gli elementi emersi dallo studio hanno condotto i ricercatori a formulare raccomandazioni per ulteriori studi di approfondimento.

La ricerca, quindi, non è finita. È dovere della comunità scientifica continuare a studiare e approfondire la questione con maggiori strumenti e tenendo conto di tutti i fattori che possono concorrere all’aumento di gravi malattie nei siti tossici o recentemente bonificati.

Fonte: Adnkronos.com

9 novembre 2011
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