È stato pubblicato ieri l’ultimo rapporto annuale sui livelli di inquinamento di quasi 400 città europee: “Air Quality 2014“, realizzato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA), che analizza i dati del 2012. Ne esce un quadro davvero allarmante: il 95% della popolazione europea vive esposta a livelli di PM2,5 e ozono che superano quelli di sicurezza indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Paesi Balcani, Bulgaria, Italia, Polonia, Slovacchia, Turchia, Repubblica Ceca, Romania sono ai primi posti per livelli di polveri sottili e si aggiungono Austria, Germania, Francia e Regno Unito, considerando anche ossidi di azoto (NOx) e benzoapirene (BaP). In Italia la situazione peggiore si manifesta al nord e infatti sul podio troviamo Lecco, Padova, Monza, Varese, Vicenza e Udine, come le città in cui si respira la peggiore aria d’Italia. Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’AEA, ricorda che questa situazione:

Comporta costi considerevoli: per i nostri sistemi naturali, la nostra economia, la produttività della forza lavoro dell’Europa e, cosa più grave, per la salute degli europei.

In effetti i dati raccolti sul tema salute danno ragione alle preoccupazioni: secondo l’AEA ben 400 mila morti nel 2011, sarebbero state provocate dall’esposizione reiterata e continuativa alle polveri sottili. Basti pensare che in Italia i valori di PM2,5 portano il Paese al secondo posto, dopo la Germania. Sempre nel nostro territorio, il dato forse più preoccupante, sarebbero i picchi di ozono, contenuto nella troposfera, che causerebbero 3.400 morti ogni anno, il numero più alto in Europa.

I problemi riguardano però anche il benzoapirene, cresciuto di un quinto dal 2003 al 2012, a causa di un aumento nell’utilizzo di stufe a legna e riscaldamento a biomassa, o il monossido di carbonio (CO), per il quale vengono segnalate 9 stazioni delle 400 europee che superano i limiti di legge, e sono tutte italiane.

Un dato positivo, almeno per l’Italia, sarebbe invece il calo delle concentrazioni di biossido di azoto (NO2), che è passato dal 46,1% nel 2011 al 25,2% nel 2012. Parallelamente all’uscita di questi dati si profila all’orizzonte l’ipotesi che la nuova Commissione europea ritiri il “pacchetto sulla qualità dell’aria”, in discussione già da diverso tempo e che era arrivato alla fase di approvazione. Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, commenta così:

Si tratta di uno strumento fondamentale per aiutare i governi e ridurre l’inquinamento sul proprio territorio e a tutelare la salute dei cittadini, sul quale Legambiente sta lavorando insieme all’EEB e altre ONG europee affinché vengano adottate misure restrittive più ambiziose e vincolanti sulla base delle recenti raccomandazioni fornite dall’OMS.

La revisione del pacchetto sulla qualità dell’aria prevede, tra le altre cose, la riduzione delle emissioni degli inquinanti più pericolosi. Ritirandolo si renderebbe più difficoltoso il percorso verso il raggiungimento degli standard idonei di qualità dell’aria e per questo chiediamo al Governo Italiano di impegnarsi concretamente per una sua rapida approvazione.

20 novembre 2014
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