Una delle forme di inquinamento spesso erroneamente ritenuta “meno pericolosa” è l’inquinamento acustico. L’Annuario dei dati ambientali 2012 dell’ISPRA rivela però una situazione molto preoccupante.

Da rilievi e analisi fatte tra il 2000 e il 2003 e tra il 2006 e il 2012, da parte di ARPA (Agenzia Regionale per la Prevenzione e protezione Ambientale) e APPA (Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente), sono stati individuati un 42,6% di casi in cui le sorgenti di rumore controllate hanno evidenziato il superamento dei limiti di legge. È un valore consistente, sostanzialmente stabile rispetto ai valori degli anni precedenti (42,2% per il 2011 e 49,3% per il 2010).

Le sorgenti controllate sono state scelte principalmente in base a segnalazioni o esposti da parte dei cittadini e sono per il 57,7% attività di servizio e/o commerciali e per il 31,5% attività produttive. Tra le sorgenti di trasporto le infrastrutture stradali risultano le più controllate (3,3% della categoria).

Dai dati si può vedere che in regioni come Abruzzo, Campania e Basilicata, si riscontra nei casi esaminati, un 100% di superamento dei decibel consentiti, nel settore delle infrastrutture stradali, mentre in altre, come Marche, Molise, Campania e Provincia Autonoma di Trento, si arriva ad un buon 80-90%, per gli esercizi commerciali e/o di servizio. Trento supera poi il 90% anche per le attività produttive.

Pure l’attività aeroportuale risulta significativa da questo punto di vista e i dati messi a disposizione indicano che spesso la popolazione residente nei pressi di grandi infrastrutture, è sottoposta a livelli ben oltre i limiti normativi.

Nell’aeroporto di Torino-Caselle sono ben 400 le persone sottoposte a livelli di Lden (descrittore acustico per giorno-sera-notte) tra 70 e 74 dbA e Lnight (descrittore acustico notturno) tra 65 e 69 dbA, quando i limiti per i Comuni che si sono dotati del Piano di Zonizzazione Acustica del territorio, sono, per le zone ad intensa attività umana, divisi in un limite diurno, di 60 dbA e in uno notturno di 50 dbA, e quelli per le zone residenziali sono ancora più bassi.

In questo caso si può dire che la normativa funziona, almeno in termini di limiti. Sicuramente uno dei problemi, evidenziato anche nell’Annuario dei dati ambientali 2013, è il numero ridotto dei Comuni che a tutt’oggi ha aderito alla Zonizzazione, come anche quelli che hanno approvato il Piano di Classificazione Acustica (con un 56,5% di popolazione residente in uno di questi Comuni).

Questo testimonia una risposta delle Amministrazioni locali ancora insufficiente alla normativa, a causa anche della difficile armonizzazione della Legge Quadro 447/95 con il DLgs 194 del 19/8/2005 che ha recepito formalmente la direttiva 2002/49/CE dell’Unione Europea.

28 luglio 2014
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I vostri commenti
Liliana Bottaccioli, giovedì 31 luglio 2014 alle9:12 ha scritto: rispondi »

grazie! siete, come sempre, esaustivi, puntuali, preziosi. Queste informazioni dettagliate sono proprio ciò che cercavo!

Jens, lunedì 28 luglio 2014 alle20:41 ha scritto: rispondi »

L'inquinamento acustico mi sembra la causa diretta del fatto che viaggiando in treno nessuno si preoccupa più di usare l'auricolare o le cuffie quando gioca, vede un film o ascolta la musica. Sembra che ci sia ormai il bisogno di uno zoccolo duro di rumore

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