L’innalzamento del livello delle acque dovuto al surriscaldamento climatico continua a fare notizia dopo che già tempo fa si era parlato della possibile scomparsa di Miami e di una parte della California proprio a causa dell’avanzamento dei mari, sempre più ricchi d’acqua proveniente dai ghiacciai in progressivo scioglimento.

Ed è un nuovo studio, stavolta reso noto dal tedesco Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK), che punta l’accento sui rischi sommersione per una buona parte del territorio americano.

A quanto si apprende dalle conclusioni degli studiosi, sono oltre 1.700 le città degli USA destinate a scomparire inghiottite dalle acque entro il 2100, dando luogo a una vera e propria catastrofe su vasta scala da cui non si salverebbe nemmeno una delle metropoli più famose del mondo come New York.

Secondo gli esperti, gli aumenti della temperatura previsti nei prossimi anni potrebbero causare grosse inondazioni, portando già alla fine di circa 80 città nel 2023. I tagli alle emissioni potrebbero essere d’aiuto per contenere il fenomeno, ma non sarebbero sufficienti a salvare completamente la situazione, come spiegato dal professor Benjamin Strauss, che si è dimostrato alquanto pessimista sul recupero totale di una situazione ormai difficile.

Lo studioso ha riferito infatti che, se anche le emissioni inquinanti venissero diminuite subito, alcune zone del pianeta sarebbero ugualmente destinate a essere sommerse dalle acque, confermando così che il processo di scioglimento dei ghiacciai in atto non può essere bloccato con manovre tanto repentine quanto disperate.

Un’adeguata politica di tagli alla CO2 potrebbe però mostrare ugualmente la sua efficacia, soprattutto perché consentirebbe di contenere i danni e salvare almeno 1.000 città da una situazione a forte rischio, anche se non manca chi sostiene che il riscaldamento del clima non dipenda direttamente dalle emissioni di anidride carbonica.

2 agosto 2013
In questa pagina si parla di:
Lascia un commento