Non è certo un quadro molto incoraggiante e positivo quello tracciato da Jeff Goodell su Rolling Stone riguardo al futuro della Florida e di Miami in particolare. Secondo quanto si apprende, infatti, la città della “east coast” potrebbe scomparire prima della fine del secolo, finendo inghiottita dalle acque dell’oceano Atlantico a causa dell’azione di diversi fattori che, agendo nella stessa area in un determinato periodo, potrebbero avere esiti potenzialmente distruttivi.

La teoria, spiegata da Goodell in un articolo dall’eloquente titolo “Goodbye, Miami”, trova riscontro in numerosi studi compiuti da esperti del settore e ritiene possibile una fine per Miami entro un tempo relativamente breve individuando la causa principale nell’innalzamento del livello del mare, un fenomeno legato allo scioglimento dei ghiacciai che, a sua volta, è dovuto al surriscaldamento climatico.

Il clima e i suoi mutamenti avrebbero però un ulteriore effetto non strettamente legato al livello delle acque dell’Atlantico, dato che gli studi ipotizzano uno scenario in cui una certa influenza sul destino di Miami potrebbe averla un aumento delle tempeste, delle mareggiate e, ultima ma comunque importante, una situazione geologica non proprio favorevole alla città della Florida.

Il mare potrebbe alzarsi di oltre sei piedi entro la fine del secondo in corso, ovvero qualcosa come 1,82 metri. Considerando che quasi metà dell’area attorno a Miami è situata di poco sopra il livello del mare, il risultato sarebbe letteralmente catastrofico, tanto che le stime indicano come basterebbe già un innalzamento di 90 centimetri per sommergere più di un terzo della Florida meridionale.

Lo scenario vedrebbe quelle aree diventare una sorta di arcipelago in cui pochi isolotti, corrispondenti ai punti più alti e ad alcune infrastrutture di realizzazione umana, rimarrebbero come terre emerse, mentre il resto sarebbe inghiottito dall’oceano. E a non migliorare la situazione è la composizione porosa e di natura calcarea del suolo della Florida.

Con l’innalzamento del mare che corre a una velocità superiore di circa il 60% rispetto a quanto prospettato dagli scienziati qualche anno fa, rischiano di andare in fumo circa 416 miliardi di dollari di attività umane, aprendo un dibattito negli USA che vorrebbe una diversa progettazione delle infrastrutture come ponti, strade e quant’altro, con delle modifiche, rispetto agli standard attuali, che tenessero conto del livello delle acque e della loro possibile crescita nei prossimi decenni.

E mentre c’è chi, come il governatore della Florida Rick Scott, si dice non del tutto convinto che il riscaldamento globale sia dovuto alle attività umane, sono in tanti gli americani che sentono il bisogno di incentivare i tagli alle emissioni di CO2 nel tentativo di far abbassare le temperature e impedire così che l’acqua proveniente dai ghiacciai invada letteralmente gli oceani, inabissi intere città e avvolga le civiltà in una sorta di nuova Atlantide.

25 giugno 2013
In questa pagina si parla di:
Fonte:
I vostri commenti
mex silvio, martedì 25 giugno 2013 alle20:36 ha scritto: rispondi »

pare pure che ai catastrofisti , venga aggiunto un gene che impedira' loro di raccontare frottole...!!??

Lascia un commento