L’influenza intestinale, definizione comune della gastroenterite virale, è un disturbo molto frequente nella popolazione, in particolare nei bambini. Come si è già visto in un precedente articolo, la causa è spesso determinata da un contatto oro-fecale oppure da cibi già contaminati. Mentre negli adulti si tratta di una condizione transitoria e mediamente facile da trattare, nei più piccoli ci potrebbero essere delle complicanze da non sottovalutare. Che fare?

Si è già ampiamente parlato di quali siano i consigli e i possibili rimedi naturali per ridurre i sintomi di un’influenza intestinale nell’adulto, così come della dieta che si potrebbe seguire su consiglio del proprio medico. Quando si ha a che fare con i bambini, tuttavia, segni e sintomi non devono essere mai sottovalutati: per questo motivo, è importante contattare il pediatra di fiducia al minimo sospetto. Solo il personale medico, infatti, potrà effettuare un’adeguata diagnosi e fornire le cure farmacologiche del caso, poiché i ritrovati della nonna non possono essere considerati sostitutivi dei medicinali. L’automedicazione non è mai indicata, soprattutto con i più piccoli.

Gastroenterite virale nei bambini

Bambini, pediatra

Pediatrics. Puppy toy with medical equipment via Shutterstock

Come si è già visto in precedenza, sono principalmente due gli agenti responsabili dell’influenza intestinale: i rotavirus e i norovirus. Questi ultimi sono più frequenti negli adulti, in particolare durante i viaggi all’estero, le crociere, la permanenza in luoghi affollati come i campeggi: non a caso è chiamata la “gastroenterite del viaggiatore”, poiché spesso causata da cibi contaminati, preparati in condizioni igieniche carenti. Nei bambini, invece, è il rotavirus il più diffuso: di origine fecale, il contagio avviene solitamente quando il piccolo si porta le mani sporche alla bocca. Siccome esistono tre gruppi diversi – A, B e C – non è inusuale che un bambino si infetti più volte nel corso della sua infanzia.

I sintomi generali sono comuni a quelli dell’adulto e comprendono mal di stomaco, crampi addominali, meteorismo ed eruttazioni, dissenteria, nausea e febbre moderata. Il pericolo maggiore nei bambini, anche perché questi sintomi sono sovrapponibili ad altri disturbi più lievi come la cattiva digestione, è quello della disidratazione. Potrebbe infatti esserci una perdita di liquidi notevole, con conseguenze sull’organismo evidenti: sonnolenza, minzione ridotta, secchezza della mucosa orale, occhi con scarsa lacrimazione e così via. È per questo che l’aiuto del medico e del pediatra sono irrinunciabili, poiché sapranno riconoscere eventuali complicanze il prima possibile, reintegrando poi nel modo più idoneo i liquidi perduti.

Alcuni consigli

Lavare le mani

Handwashing via Shutterstock

Gestire un bimbo non è mai semplice perché, per quanto i genitori possano monitorarlo, il contatto oro-fecale può sfuggire anche agli occhi più attenti. E i bambini sono naturalmente inclini a portarsi le mani alla bocca: basta anche la comune suzione del pollice senza un preventivo lavaggio con acqua e abbondante sapone. Per ridurre le chances di contagio, è utile lavare spesso le mani al figlio sin da piccolissimo. Con la crescita, lo si può poi abituare trasformando l’incontro con il rubinetto in una simpatica fase di gioco. Inoltre, almeno per i rotavirus, esiste una vaccinazione da effettuare entro i 12 mesi d’età. L’opportunità di quest’ultima va sempre vagliata con il proprio pediatra, l’unico soggetto titolato a fornire informazioni precise e puntuali.

Qualora l’influenza intestinale si fosse già manifestata, si segue innanzitutto il trattamento prescritto dal medico, che potrebbe comprendere sia sali minerali per scongiurare la disidratazione che farmaci contro il vomito e la diarrea nei casi più gravi. Per ridurre il rischio di un nuovo contagio, i genitori possono seguire delle facili norme: lavarsi accuratamente le mani prima e dopo aver interagito con il bimbo malato, evitare la condivisione di giocattoli e altri strumenti con gli altri figli, pulire attentamente le superfici solide con detergenti anti-germi. Non ultimo, bisogna lavare spesso la biancheria da letto alle alte temperature e usare pannolini, nonché salviette di pulizia, sempre usa e getta. Per la dieta, infine, è meglio preferire riso e pasta in bianco, biscotti secchi e verdura bollita, nonché frutta come banane e limoni poiché ricca di sali minerali e dal potere vagamente astringente. Ovviamente, qualora il piccolo fosse in tenerissima età, sarà necessario ricorrere a cibi già introdotti nel suo percorso evolutivo alimentare. Il latte può essere perciò consentito, anche se sarebbe meglio ricorrere alle versioni ad alta digeribilità.

20 settembre 2014
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