Obesità e alcol rappresentano i pericoli maggiori per la salute del cuore. Secondo quanto affermato dai ricercatori dell’Intermountain Medical Centre Heart Institute di Murray, nello Utah, i due fattori legati allo stile di vita e all’alimentazione quotidiana influirebbero sul rischio infarto più della familiarità degli individui con la malattia.

Precedenti in famiglia risulterebbero quindi rilevanti, spiegano gli esperti statunitensi, ma non sufficienti a scatenare un episodio di infarto. Un ruolo chiave lo reciterebbero alcune possibili cattive abitudini, come un stile di vita estraneo alle regole di un’alimentazione sana. Obesità e alcol quindi, come anche il vizio del fumo, come fattori di rischio che possono fornire la spinta decisiva all’ostruzione dei vasi sanguigni che conduce all’attacco di cuore.

Lo studio è stato presentato dal Dr. Benjamin Horne, a capo del reparto di Epidemiologia genetica e cardiovascolare, presso la conferenza annuale dell’American Society of Human Genetics di San Diego. L’autore principale dello studio ha così spiegato i risultati ottenuti:

Il collegamento tra il registro e i rapporti medici ci ha permesso di consultare informazioni sia sugli attacchi cardiaci che sullo sviluppo di malattie coronariche. Questo vuol dire che ora possiamo comparare i pazienti che hanno subito un infarto con persone con disturbi coronarici che non hanno avuto attacchi di cuore.

Risultati che hanno visto l’eredità genetica incidere sulla manifestazione di disturbi coronarici senza che questa si ripercuotesse per forza sullo sviluppo di infarto. Una connessione questa che potrebbe in realtà non essere poi così scontata, come conclude il Dr. Horne:

Dato che i disturbi coronarici e gli infarti sono così strettamente legati, i ricercatori in passato hanno dato per scontato che fossero collegati in qualche modo. Hanno pensato che se qualcuno avesse manifestato tali problemi, allora avrebbe prima o poi avuto un attacco di cuore.

Questi risultati possono aiutare le persone a realizzare che, attraverso le proprie scelte, dispongono di un maggiore controllo sulla predisposizione a manifestare un attacco cardiaco.

22 ottobre 2014
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