Tra le più popolari insalate, l’indivia occupa un posto di riguardo all’interno della dieta mediterranea, anche data una buona varietà delle specie che permette di assecondare le esigenze di ogni palato. Come coltivarla autonomamente, però, in orto o in balcone?

Come già accennato, l’indivia è una pianta che si suddivide in diverse varietà. In linea generale, si possono tratteggiare due gruppi: quella da taglio e la scarola. Nel primo si rilevano solitamente le specialità ricce, come la bianca, la ricca di fine estate e la riccia d’inverno. Nel secondo, invece, varietà come la bionda, la casco d’oro, la gigante degli ortolani e altre ancora. Le necessità di coltivazione sono molto simili, quindi la scelta deriva dal gusto personale. In caso di dubbi, si consiglia di chiedere un parere al proprio fornitore di semenze di fiducia.

Cosa sapere prima di coltivare l’indivia

La Cichorium endivia è una pianta appartenente alla famiglia delle Asteraceae. Dello stesso genere della cicoria, nonostante le differenze anche rilevanti, la pianta si caratterizza per cespugli di foglie increspate, dalle multiple colorazioni. A seconda della tecnica di coltivazione, infatti, si potrà ottenere un’indivia verde, con striature bianche o addirittura sul beige, quando la crescita avviene al buio. In genere, queste modalità di colturali permettono di regolare la robustezza delle foglie, più tenere o friabili a seconda delle esigenze.

Sebbene il consumo sia normalmente autunnale e invernale, il clima ideale per la crescita è quello tipico della tarda primavera e dell’estate, considerato come si coltivi da fine maggio alla fine di settembre. La pianta si adatta comunque a climi anche mediamente freddi, purché si evitino le gelate: non resiste, infatti, a temperature dagli 0 ai -5 gradi. La raccolta, invece, avviene all’incirca tre mesi dopo la semina.

Il terreno preferito è quello morbido, ben drenato per evitare i ristagni d’acqua, meglio se arricchito con concimi organici oppure compost. Le varietà ricce possono adattarsi anche a un terriccio dalla consistenza più simile all’argilla, purché rimanga mediamente morbido. L’esposizione al sole, invece, dipende dalla qualità che si desidera ottenere dalla semina: le varietà verdi non hanno bisogno di particolari ripari, se non da fenomeni atmosferici come la grandine. Quelle imbiancate, subiscono invece un processo di privazione della luce, affinché siano più morbide e meno amarognole. Di norma, si lega un ciuffo di foglie con dello spago e si ricopre con un riparo, quale un vaso capovolto, per un periodo variabile dai 10 giorni alle tre settimane.

L’apporto d’acqua dipende dalla zona in cui si vive, quindi dalla frequenza dei fenomeni atmosferici. Durante estati e autunni particolarmente piovosi, potrebbe non essere necessario alcun altro tipo d’intervento. In periodi più aridi, invece, l’annaffiatura è quasi a cadenza quotidiana, affinché il terriccio non sia eccessivamente secco. Va però ricordato come l’indivia non ami i ristagni d’acqua, quindi bisognerà provvedere con attenzione e senza inutili eccessi.

Coltivazione in orto o in vaso

Tutte le varietà d’invidia si adattano perfettamente al clima mediterraneo e, per questo, possono essere efficacemente coltivate sia in vaso che in orto. La prima modalità, tuttavia, non è estremamente diffusa: si preferisce la terra piena per garantire un raccolto esteso e copioso, garanzia di ottime insalate anche nei mesi più freddi dell’anno.

La predisposizione del vaso è mediamente importante. Si tendono a preferire contenitori rettangolari, così da disporre più file di semi, dalla media profondità. Sul fondo andrà predisposto un letto di cocci, ghiaia o palline d’argilla, per favorire il deflusso dell’acqua. Quindi si riempie il vaso con un terriccio leggero e arieggiato, meglio se ricco di sostanze organiche come il compost.

La semina, come già ricordato dalla fine di maggio a settembre, può avvenire a spaglio, anche se il ricorso a file permetterà di ottenere un raccolto più ordinato e facilmente gestibile, soprattutto nella terra piena del giardino. Come consiglio generale, si può pensare di coltivare circa 2-3 piante ogni metro. La raccolta, come già accennato, avviene a circa 3 mesi dalla semina. Nel periodo dello sviluppo bisognerà inoltre prestare attenzione alle piante infestanti nonché all’attacco di insetti e altri animali, come afidi, coccinelle, lumache e, più raramente, roditori.

21 marzo 2015
I vostri commenti
Paolo zurru, domenica 22 marzo 2015 alle19:45 ha scritto: rispondi »

Sto imparando e saperne di più non sarebbe male

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