Quando si parla di obiettivi sulle rinnovabili, ci si tiene abbastanza bassi con le stime. L’Europa per esempio spera di arrivare al 20% di energia rinnovabile entro il 2020 e al 30% nel 2030. Non penserebbe mai, né l’Unione a 27 né un singolo Paese, di puntare al 100%. Eppure c’è chi lo fa. E non è né l’ipertecnologica America né la ricca Cina: è l’India. La nazione che ospita più di un miliardo di persone è molto povera, ma negli ultimi anni ha avviato una riconversione tecnologica i cui investimenti in Europa non sono nemmeno immaginabili.

Secondo un recente studio effettuato dal WWF, l’India ha le potenzialità per rifornirsi di energia al 100% proveniente da fonti rinnovabili. E non solo da quelle tradizionali (solare, eolico o idroelettrico), ma anche da una fonte ancora poco sfruttata: le biomasse. Oggi la principale fonte energetica dell’India è il carbone, per la maggior parte importato da Cina e Australia. Ma con opportuni cambiamenti su larga scala, il Paese potrebbe ritrovarsi le fonti energetiche in casa.

Già soltanto puntando al risparmio energetico con politiche molto rigorose, si stima che l’India possa tagliare il proprio fabbisogno del 59% entro il 2050. Nello stesso anno i biocarburanti potrebbero rifornire il 90% dei veicoli a motore e il 23% dell’energia nel settore commerciale. Il riscaldamento potrebbe essere fornito dall’energia solare, con il fotovoltaico che può aumentare di 8 volte rispetto a oggi. Infine l’energia eolica e l’idroelettrico completerebbero il quadro, coprendo il restante fabbisogno.

Secondo lo studio, con politiche serie di efficientamento e di sviluppo delle rinnovabili, l’India può raggiungere un minimo del 90% di copertura energetica con le rinnovabili entro la metà del secolo. Ma nel migliore dei casi potrebbe arrivare anche al 100%. Purtroppo però ci sono anche molti ostacoli che rallentano questo processo. Essi vanno dalla redditività commerciale alle scelte della politica, dalla disponibilità dei capitali alle barriere culturali. Tra i principali ostacoli c’è l’abitudine della popolazione a utilizzare le stufe a carbone per preparare il cibo. Bisognerebbe infatti diffondere le cucine elettriche, specialmente in quei luoghi del Paese dove attualmente non c’è nemmeno copertura energetica.

Oggi l’India è il terzo Paese più inquinante al mondo dopo Stati Uniti e Cina. Le sue emissioni sono aumentate del 2,9% tra il 1994 e il 2007. Il motivo è da ricercare nell’utilizzo di combustibili fossili come fonte energetica primaria (legna e carbone in primis), e l’utilizzo di lampade a cherosene per l’illuminazione. Va però detto che dal 2010 l’India ha avviato un importante progetto rinnovabile. Ha puntato molto sul settore del solare e ha stabilito il primo target nei 20 GW di energia fotovoltaica prodotta entro il 2020. Secondo gli esperti l’energia solare sarebbe in grado di coprire da sola il 58% del fabbisogno energetico dell’intero Paese.

Anche l’eolico è a buon punto dato che attualmente l’India ha una capacità di 17.700 MW installati che la fanno posizionare al quinto posto tra i produttori mondiali dietro USA, Cina, Germania e Spagna. Per non parlare dell’idroelettrico. Attualmente sono installati 148 GW di energia idroelettrica nel Paese, ma secondo il WWF questa non è nemmeno la metà di quanto se ne possa ricavare con seri investimenti.

20 gennaio 2014
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