L’incontinenza è un disturbo che può sensibilmente ridurre la qualità della vita, non solo a livello fisico, ma anche psicologico e sociale. Abbastanza frequente nella popolazione, in particolare fra gli over 50, tende a colpire maggiormente le donne, sebbene la controparte maschile ne sia tutt’altro che esente. Tra le varie forme esistenti, l’incontinenza da sforzo è una delle più diffuse: quali sono i fattori che vi possono contribuire e, ancora, quali consigli possono ritornare utili sul fronte della prevenzione?

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Prima di cominciare, è bene ricordare come tutti i disturbi relativi all’incontinenza urinaria debbano essere vagliati dal medico curante e dal relativo specialista, di norma ginecologo e urologo. Considerato come la problematica possa manifestarsi in diverse modalità, nonché derivare dalle più svariate cause, è importante sempre attenersi al trattamento, farmacologico o chirurgico, consigliato dall’esperto. Le informazioni di seguito riportate hanno unicamente un carattere illustrativo e, naturalmente, non possono sostituirsi al parere del medico.

Incontinenza da sforzo: cosa è?

Per incontinenza urinaria si intende, a livello generico, un disturbo dovuto alla difficoltà di regolare in modo autonomo la minzione: avviene, in altre parole, una perdita involontaria di urina. Questa può manifestarsi sotto diverse forme, nonché con livelli diversi di gravità: vi possono essere piccole perdite, ad esempio, ma anche l’assenza completa del controllo della minzione.

Di norma, l’incontinenza viene innanzitutto classificata tra acuta e cronica. Nel primo caso, si tratta di una manifestazione improvvisa, spesso dovuta a infezioni o altre patologie in corso, ed è normalmente reversibile: trattata la causa, si risolve il disturbo. Quella cronica, invece, rappresenta una problematica estesa nel tempo, graduale, dai peggioramenti progressivi: l’approccio è sia di contenimento che di risoluzione, con percorsi farmacologici oppure chirurgici, a seconda del parere degli specialisti.

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Tra le varie forme di incontinenza, quella da sforzo è certamente una delle più diffuse. Coinvolge maggiormente il genere femminile, sebbene la controparte maschile non ne sia esente, ed è solitamente determinata da una riduzione del sostegno e dell’azione di contenzione da parte dei muscoli che controllano la vescica e l’uretra. Nelle situazioni che comportano una maggiore pressione su questi muscoli, soprattutto nell’area del basso addome, possono quindi verificarsi delle perdite di urina. Le evenienze possono essere le più disparate: l’azione di piegarsi per raccogliere un oggetto, uno starnuto, un colpo di tosse, un movimento brusco o una risata.

Nelle donne, l’incontinenza da sforzo è generalmente determinata da una lassità dei muscoli del pavimento pelvico, determinati sia dal normale processo d’invecchiamento, dalla normale conformazione dell’area genitale e delle vie urinarie femminili, nonché dal parto. Nell’uomo, invece, influiscono i disturbi della prostata, sia con l’ipertrofia della ghiandola, che può effettuare una pressione su vescica e uretra riducendone le capacità di contenzione, che a seguito della rimozione chirurgica della stessa. In entrambi i sessi, le perdite urinarie possono causare, oltre al disagio fisico e psicologico, irritazioni e bruciori nelle aree dove la pelle rimane a lungo a contatto con i liquidi.

Incontinenza da sforzo: fattori e prevenzione

Sono molti i fattori che possono contribuire alla comparsa di un’incontinenza da sforzo, anche se presi singolarmente non sono in grado di spiegare il disturbo, tantomeno di predirlo. Si tratta solitamente di un concorso di cause, nonché di una problematica che può soffrire anche di un certo livello di ereditarietà. Come già accennato, tra le condizioni predisponenti vi possono essere il parto o altri disturbi delle vie urinarie nel sesso femminile, quindi patologie alla prostata per quello maschile.

Naturalmente, considerato come la condizione possa essere peggiorata da una maggiore pressione sull’addome e sui muscoli pelvici, possono predisporre a questo tipo di incontinenza anche obesità e sovrappeso, ma anche uno stile di vita poco salutare o eccessivamente sedentario, infezioni frequenti del tratto urinario, altre patologie pregresse, l’assunzione di alcuni farmaci, l’abuso di alcol, fumo e caffeina.

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Sebbene non vi siano dei comportamenti direttamente preventivi, come facile intuire è consigliato sposare uno stile di vita sano, poiché potrebbe ridurre le probabilità di soffrire del disturbo, soprattutto avvicinandosi alla terza età. La prevenzione può partire dalla tavola, seguendo un’alimentazione equilibrata basata sul modello della dieta mediterranea, nonché provvedendo a una buona idratazione dell’organismo: l’assunzione regolare di buoni quantitativi d’acqua, infatti, facilita non solo le operazioni dei reni, ma riduce le infezioni del tratto ordinario, queste ultime fattore di rischio. Utile sarà quindi dedicarsi a una modesta attività fisica quotidiana, anche seguendo specifici esercizi per il rafforzamento del pavimento pelvico. Questi consigli sono ovviamente generici, e riguardano la fase di vita antecedente alla comparsa dell’incontinenza, mentre per le condizioni dove la perdita di urina si è già presentata è necessario seguire le indicazioni dello specialista. Come già ricordato, il trattamento potrà essere farmacologico o chirurgico a seconda dei casi, mentre nelle prime manifestazioni potrebbero rivelarsi ideali dei percorsi di riabilitazione, con della ginnastica specifica per riprendere il controllo della muscolatura pelvica e la sua naturale funzione di contenzione.

20 maggio 2017
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