In caso di incidente nucleare l’opinione pubblica non si fida di quel che dice il Governo. Lo credono i membri della Science and Technology Committee del Parlamento britannico, che mettono anche in dubbio l’efficacia comunicativa della scala INES, cioè della scala logaritmica da 1 a 7 con la quale si definisce la gravità di ogni problema in un sito nucleare: dalla semplice anomalia (grado 1) all’incidente catastrofico (grado 7). Riguardo alla credibilità del Governo, la Commissione per la Scienza e la Tecnologia afferma:

L’opinione pubblica deve essere in grado di fidarsi delle informazioni che riceve sui rischi dell’energia nucleare e di altre tecnologie energetiche, come il fracking e la cattura e stoccaggio della CO2.

Sviluppare il profilo pubblico dei regolatori indipendenti in qualità di fonti affidabili e autorevole potrebbe essere un modo per aumentare la fiducia del pubblico e la comprensione di tali rischi.

Che i governi nazionali non siano le fonti migliori per avere informazioni serie e affidabili sui disastri nelle centrali nucleari, in effetti, lo si era capito con Fukushima. Durante l’incidente nucleare causato dal terremoto e dallo tsunami sia l’esecutivo giapponese che TEPCO hanno compiuto diversi errori.

Proprio Fukushima, però, è alla base di una seconda richiesta da parte della Commissione britannica: rivedere la scala INES, secondo cui l’incidente giapponese è stato grave tanto quanto quello di Chernobyl. Spiega Andrew Miller, a capo della Science and Technology Committee:

Fukushima non è stata come Chernobyl, ma alla gente è stata data una immagine confusa dei reali rischi dell’incidente, in parte a causa del fatto che esso è stato classificato allo stesso grado.

Sebbene decine di migliaia di persone sono morte a causa del terremoto e dello tsunami, ad oggi nessuno è morto o ha ricevuto radiazioni pericolose per la vita dall’incidente nucleare di Fukushima, né lo sarà in futuro. L’incidente ha reso chiaro che la scala INES non è adatta al suo compito. L’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica dovrebbe trovare un modo migliore e più accurato di comunicare i rischi di ogni futuro incidente nucleare

Per come la mettono i parlamentari inglesi, quindi, sembrerebbe proprio che Fukushima sia stata una passeggiata e che non abbia esposto nessun cittadino a radiazioni sufficientemente alte da costituire un pericolo. Il problema dei membri della Commissione, però, è che per dire questo fanno riferimento ai dati pubblicati dallo stesso Governo che reputano (in quanto Governo) inattendibile.

E, in effetti, il Governo giapponese dell’ex premier Naoto Kan ha palesemente mentito sulle reali radiazioni post Fukushima. Tra la contaminazione vera da iodio 131, sul cesio 134 e 137 e quella comunicata da Kan, infatti, c’è uno scarto di appena il 350%. Non è affatto escluso, purtroppo, che tale esposizione alle radiazioni (quella vera, non quella finta) possa portare a lungo termine ad un aumento dei tumori o di altre malattie negli abitanti della Prefettura di Fukushima.

Anche il fatto che Chernobyl sia stato un incidente molto più grave di Fukushima è solo una mezza verità: in Giappone non è successo quel che è successo in Ucraina proprio grazie all’esperienza del disastro precedente. Se la centrale di Daiichi non è saltata in aria è solo perché i tecnici l’hanno raffreddata per evitare la fusione totale di tutti i noccioli dei reattori.

La domanda, a questo punto, è: quale sarebbe stato il piano di emergenza e di evacuazione a Fukushima se l’incidente alla centrale nucleare non fosse stato classificato al livello 7 (incidente catastrofico) ma, ad esempio, a livello 5 (incidente con conseguenze significative)? Sarebbero ancora tutti vivi gli abitanti di Fukushima?

| Nuclear News

12 luglio 2012
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I vostri commenti
Mario Oz, sabato 22 settembre 2012 alle20:15 ha scritto: rispondi »

Ho un amico medico, giapponese. Dopo l'incidente si è trasferito cn la famiglia in Europa.

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