Gli strongincentivi per le rinnovabili vanno mantenuti e modulati per ridurre le emissioni di CO2 e promuovere la green economy. Questa la posizione del WWF nel dibattito sul Quinto Conto Energia su cui sta lavorando il governo, che negli ultimi giorni ha coinvolto anche il ministro dell’Ambiente Corrado Clini.

Secondo l’associazione ambientalista, l’Italia ha bisogno di un piano industriale che sostenga lo sviluppo dell’efficienza energetica e delle rinnovabili, in grado non solo di favorire la riduzione delle emissioni, ma anche di creare nuovi posti di lavoro. Il riferimento è alle parole del presidente dell’Enel, Andrea Colombo, che nei giorni scorsi ha “accusato” le rinnovabili di aver messo in ginocchio gli impianti convenzionali, fiaccati anche dal calo della domanda.

Un problema che, secondo il WWF, non può essere imputato agli incentivi per l’energia pulita, ma all’assenza di una corretta programmazione nazionale in grado di puntare sulla green economy. in Germania, spiega l’associazione, sono ormai 340.000 gli addetti nel settore delle rinnovabili, a fronte di appena 50.000 posti di lavoro nel comparto del carbone, che per decenni ha rappresentato la base tradizionale della produzione energetica tedesca:

Paghiamo tutti, anche le imprese, l’assenza di una programmazione energetica che indichi alle aziende il contesto in cui operare – ha commentato Mariagrazia Midulla, Responsabile Policy Clima ed Energia del WWF Italia – Ecco cosa ci si guadagna a essere governati dalle spinte delle varie lobby.


Al di là delle implicazioni occupazionali, l’associazione ambientalista respinge al mittente anche un’altra accusa: quella secondo cui sarebbero stati proprio gli incentivi per il fotovoltaico e le altre fonti rinnovabili a far lievitare progressivamente il peso della bolletta energetica degli italiani.

Quello del peso sulla bolletta è un falso problema – ha aggiunto Midulla – Gli Italiani, che pagano ancora le compensazioni per il nucleare chiuso 25 anni fa e le accise sulla benzina per la guerra di Abissinia del 1935 non vogliono certo vedere cadere proprio gli investimenti sul futuro.

3 aprile 2012
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