Il ministro Clini difende i nuovi provvedimenti in materia di incentivi per le rinnovabili, spiegando che saranno proprio il Quinto Conto Energia e il “decreto elettrico” a permettere di correggere un meccanismo di incentivi squilibrato e troppo generoso, che nella sua versione iniziale garantiva “rendite davvero troppo alte e non sane in un sistema normale”.

Le dichiarazioni di Corrado Clini arrivano all’indomani della presentazione ufficiale delle nuove misure in materia di incentivi per il fotovoltaico e per le altre rinnovabili elettriche, che nei prossimi giorni saranno trasmessi all’Autorità per l’Energia e alla Conferenza Stato-Regioni per l’approvazione definitiva.

Secondo il ministro, inoltre, con il nuovo schema si potrà costruire un sistema elettrico nel quale le rinnovabili siano competitive con le altre fonti, anche se non saranno i tagli agli incentivi statali per le rinnovabili a far diminuire la bolletta energetica degli italiani:

La bolletta italiana – ha dichiarato Clini a questo proposito – è molto cara da ben prima, con costi superiori del 30% alla media europea, a causa di un sistema elettrico molto rigido, dove c’è un eccesso di offerta che non si traduce in una riduzione dei costi per via della rigidità delle forniture di materie prime, un tema che le rinnovabili mettono in evidenza.

In ogni caso, il ministro dell’Ambiente è convinto della bontà del lavoro svolto, nonostante le critiche giunte da diverse associazioni di settore. A cominciare da Legambiente, che teme che i nuovi decreti possano determinare un vero e proprio blocco del mercato delle rinnovabili. Secondo l’associazione, infatti, i limiti annui di incentivo fissati per le diverse fonti sono troppo bassi e rendono tra l’altro impossibile raggiungere gli obiettivi europei al 2020:

Occorre rivedere i decreti con una regia che deve coinvolgere anche il Gse e l’Autorità per l’energia – ha dichiarato il vicepresidente Edoardo Zanchini – in modo da evitare che la pressione dei grandi produttori termoelettrici abbia il sopravvento, ma soprattutto, occorre intervenire sui registri previsti per gli impianti e sui tetti annui alle installazioni, che impediscono ogni certezza agli investimenti.

Critiche sono giunte anche da Amici della Terra, anche se per ragioni molto diverse. Secondo l’associazione, infatti, nonostante l’intento iniziale del governo, il sistema di incentivi è ancora troppo sbilanciato in favore delle rinnovabili elettriche. Tanto da far pensare a una possibile triplicazione degli impianti eolici, una prospettiva giudicata devastante per le conseguenze sul paesaggio.

Per questo Amici della Terra ha lanciato un appello a Mario Monti, già sottoscritto da 30 paesaggisti e intellettuali italiani, tra i quali Giorgio Ruffolo, Stefano Rodotà, Salvatore Settis, Carlo Ripa di Meana,Giancarlo Amendola, Tullio Pericoli, Alberto Asor Rosa:

Temiamo che le misure definitive che verranno adottate non risultino coerenti con le premesse del decreto e che lascino spazio a interpretazioni ambigue – si legge nell’appello lanciato dagli ambientalisti – Il decreto odierno sembra giustificare una parte di questi timori.

Contestazioni erano giunte, prima ancora della presentazione dei decreti, da parte di Asso Energie Future, che contesta la decisione del Governo di non aver coinvolto le associazioni nella definizione delle nuove misure. Per questo il gruppo parteciperà, insieme a Legambiente e a molte altre sigle del settore, alla manifestazione di protesta indetta per il 18 aprile a Roma.

Pochi entusiasmi, dunque, per il Quinto Conto Energia e il decreto sulle altre rinnovabili elettriche. Uno dei pochi pareri favorevoli è giunto invece da Guido Bortoni, presidente dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG), che ha dichiarato, pur sospendendo il giudizio sui contenuti in attesa di conoscerli in dettaglio, di aver apprezzato il metodo adottato per i nuovi decreti sulle rinnovabili.

In particolare, Bortoni ha lodato la decisione di presentare insieme il decreto sul fotovoltaico e quello sulle altre fonti rinnovabili. Una decisione che ha suscitato l’apprezzamento del presidente dell’Authority, “perché i decreti sembrano essere adottati all’interno di un quadro strategico“.

12 aprile 2012
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