Le posizioni degli enti locali e del Governo sugli incentivi alle rinnovabili e al fotovoltaico sono ancora lontane ma, inspiegabilmente, le due parti mandano segnali distensivi e si scambiano complimenti. Succede anche questo quando si tratta di limare due decreti, quello per le rinnovabili elettriche e quello sul Quinto Conto Energia, difendendo il singolo euro in più o in meno.

Partiamo dalle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche. Le richieste “imprescindibili” delle Regioni e degli altri enti locali, descritte documenti in mano da QualEnergia, sono chiare: innanzitutto si deve mantenere un tetto massimo incentivabile di 6 miliardi di euro, contro i 5,5 proposti dal Governo, poi si devono aumentare i contingenti annuali dei registri e delle aste pubbliche.

Per l’eolico le Regioni chiedono di aumentare i contingenti da 50 a 100 MW per il periodo 2013-2015, per le biomasse da 145 MW a 200. Riguardo alle aste, invece, si chiede di portare il limite da 500 a 600 MW per l’eolico e da 95 a 120 MW per le biomasse. In ogni caso la soglia che fa scattare le aste resta quella dei 5 MW, ma le Regioni chiedono diverse eccezioni:

  • 3 MW per l’idroelettrico;
  • 20 MW per il geotermico;
  • 20 MW per l’eolico.

E’ abbastanza chiaro, quindi, che le differenze tra quanto chiedono le Regioni e quanto offre il Governo non siano affatto poche, né piccole. Nonostante tutto, però, il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, a nome della Conferenza della Regioni dichiara:

Abbiamo indicato alcune delle questioni che ritenevamo imprescindibili, e siamo convinti che, al di la’ dei problemi di cifre per i quali è possibile che ci sia una qualche resistenza e sui quali riteniamo necessario qualche ulteriore sforzo, si tratta di osservazioni tese a far funzionare meglio il sistema. Per questo l’invito è a ripiegarsi di più sulla materia, per giungere a provvedimenti che non solo siano maggiormente condivisi, ma anche sostanzialmente migliori.

E il ministro dell’Agricoltura Mario Catania, notoriamente sponsor del taglio agli incentivi da quando si è insediato, così risponde:

Esprimo la mia soddisfazione per il parere positivo che la Conferenza Unificata ha rilasciato sul Decreto interministeriale relativo all’incentivazione delle fonti rinnovabili elettriche non fotovoltaiche. Il Governo, dopo aver raccolto le sollecitazioni giunte da istituzioni ed enti locali, ha proposto alcune modifiche da introdurre nel testo del decreto, a cui è subordinato il parere positivo.

In particolare, per quanto concerne il settore agricolo rimangono confermati gli indirizzi verso la promozione dei sottoprodotti delle filiere agricole, agroalimentari, forestali e di comportamenti virtuosi, mediante specifici criteri di accesso ai ‘bonus’, con ricadute di interesse agricolo.

Tali modifiche, che tengono anche conto dei suggerimenti della Commissione UE, lasceranno sostanzialmente inalterata l’impalcatura del provvedimento dal punto di vista degli obiettivi in volumi e delle risorse messe a disposizione.

Delle due una: o il ministro ha rilasciato queste dichiarazioni senza aver letto cosa chiedevano Regioni, Province e Comuni in Conferenza unificata, o non si è reso conto che sarà impossibile accettare le loro “richieste imprescindibili” senza modificare “l’impalcatura del provvedimento dal punto di vista degli obiettivi in volumi e delle risorse messe a disposizione”.

Gli enti locali chiedono di incentivare un numero maggiore di impianti e con più soldi, il ministro si dichiara soddisfatto di poter incentivare meno impianti e con meno soldi. Nessuno, nel frattempo, può sapere cosa ci sarà realmente scritto sul decreto rinnovabili elettriche.

Ma anche sul fotovoltaico le contraddizioni non mancano. Restiamo fedeli alle bozze in mano a QualEnergia e passiamo a quella sul Quinto Conto Energia. Anche in questo caso gli enti locali hanno fatto “richieste imprescindibili”, come l’aumento complessivo delle tariffe omnicomprensive, che sugli impianti da 3 kW dovrebbero salire dai 237 €/MWh proposti dal Governo a ben 292. La tariffa per l’autoconsumo, invece, dovrebbe passare da 155 a 210 €/MWh.

Il tutto con un tetto massimo agli incentivi al fotovoltaico pari a 749 milioni di euro l’anno, mentre il Governo ne mette sul piatto solo 500, e con il ritorno dei due bonus che Passera voleva cancellare: quello per il made in UE e quello per la sostituzione dell’amianto (che ha fatto già un mezzo miracolo secondo il GSE). Ultimo dettaglio: i due bonus non solo devono tornare, ma devono anche essere cumulabili tra loro.

Non è affatto strano, a questo punto, che il senatore Ecodem del PD Francesco Ferrante scriva su Twitter:

Il ‪#governo‬ ha già causato gravissimi guai su ‪#rinnovabili‬ almeno ora ascolti Regioni per ridurre un po’ il danno.

Corrado Passera, però, ha fatto una minuscola apertura affermando che il Governo prenderà in considerazione le modifiche richieste dalla Conferenza unificata Stato-Regioni-enti locali ma non ha rilasciato alcun dettaglio in merito. Il che non lascia ben sperare. L’aria che tira, d’altronde, non è affatto rassicurante tanto è vero che, fino ad oggi, il presidente di APER, Agostino Re Rebaudengo, ha così commentato la situazione:

Il parere fortemente condizionato delle Regioni conferma le gravi riserve sui Decreti V Conto Energia e Rinnovabili Elettriche proposti dal Governo, rispetto ai quali non sembra esserci ancora un’intesa definitiva. Le Regioni hanno condiviso le preoccupazioni manifestate nei mesi scorsi dalle Associazioni di categoria e da APER in particolare, segnalando le criticità dei Decreti che rischiano di bloccare l’intero settore: non solo la riduzione degli incentivi, ma anche gli insostenibili oneri burocratici che i Decreti introducono, ad esempio, con i meccanismi delle aste e dei registri.

Le soglie ingiustificatamente basse di applicazione di tali meccanismi penalizzano l’utilizzo di eolico e fotovoltaico anche da parte delle Pmi. Le relative procedure amministrative aumentano gli oneri per gli operatori e riducono drasticamente la sicurezza degli investitori, con l’effetto di complicare ulteriormente il già difficile finanziamento delle iniziative.

Si utilizza la burocrazia per bloccare una filiera come quella delle rinnovabili, probabilmente scomoda ai grandi operatori energetici del panorama italiano che mal sopportano la concorrenza delle rinnovabili alle fonti fossili. Ora confidiamo che il Governo tenga conto delle riserve manifestate dalle Regioni e riveda le proprie posizioni modificando i Decreti e accogliendo le proposte che formuliamo da mesi.

Questa la situazione per quanto riguarda gli incentivi al fotovoltaico e alle altre rinnovabili elettriche. Il braccio di ferro non è affatto terminato come qualcuno vorrebbe far credere.

Fonti: QualEnergia | Ministero Politiche Agricole

8 giugno 2012
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