Incentivi rinnovabili e bollette: Confindustria è divisa

La polemica sul presunto peso degli incentivi alle rinnovabili sul costo del kWh pagato dai consumatori italiani, che va avanti da oltre un anno con ripetuti botta e risposta, non è affatto sopita. Dopo l’allarme di Assoelettrica, che stima in 220 miliardi entro il 2030 il peso degli incentivi, e dopo la risposta di APER che ribalta la previsione parlando di almeno 30 miliardi netti di vantaggi, ora tocca ad ANIE-GIFI prendere parola.

>>Leggi i vantaggi derivanti dalle rinnovabili secondo APER

L’Associazione Nazionale Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche, che aderisce a Confindustria e racchiude in sé il Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane, in una nota rilasciata alla stampa afferma che è “moralmente e tecnicamente doveroso” far chiarezza su come si compone il prezzo dell’energia elettrica. In sostanza, una parte di Confindustria (ANIE-GIFI) smentisce un’altra parte di Confindustria (Assoelettrica). Spiega ANIE:

Per quanto riguarda gli oneri di sistema la componente più importante è la A3, ovvero gli incentivi alla produzione da fonti rinnovabili: conto energia (CE), tariffa omnicomprensiva (TO) e certificati verdi (CV). Mentre il CE e la TO sono a carico dell’utente finale, i CV sono a carico dei produttori che sono costretti a comperarli sul mercato quando in proprio non generano la quota di energia da rinnovabili prevista dalla normativa vigente.

In questo contesto, mai, o raramente, si parla del meccanismo che stabilisce il prezzo dell’elettricità nella Borsa Elettrica (IPEX). Qui, infatti, si forma il prezzo di circa i due terzi dell’energia elettrica venduta in Italia e, grosso modo, i tre quarti di quella destinata ai clienti a maggior tutela (i piccoli consumatori).

Le offerte di energia elettrica da parte dei produttori vengono accettate dall’Acquirente Unico in ordine di merito economico, cioè in ordine di prezzo crescente, fino a quando la loro somma in termini di kWh arriva a soddisfare la domanda prevista. Il prezzo del kWh dell’ultimo offerente accettato (quindi quello più alto) viene attribuito a tutte le altre offerte.

>>Leggi la nota di Assoelettrica sui costi delle rinnovabili per l’Italia

Che gli incentivi siano un costo da 220 miliardi o un beneficio da 30, quindi, poco cambia: il prezzo del kWh non dipende in larga parte da essi. Lo spiega Matteo Marini, presidente di ANIE Energia:

È evidente che l’aumento del prezzo dell’elettricità non è imputabile, se non in maniera trascurabile, agli incentivi alle fonti rinnovabili. In ogni contesto dove si discuta di energia elettrica dobbiamo anche considerare che l’utilizzo di combustibili fossili beneficia di sgravi fiscali che l’OCSE ha stimato in oltre 1,5 mld € nel 2010 cresciuti oltre i 2 mld € nel 2011.

Infine il famoso CIP6, che ha incentivato, con quasi 40 mld € cumulati a fine 2011, le fonti assimilate tra le quali gli scarti della lavorazione dei combustibili fossili. Incentivi dei quali hanno beneficiato tutti i produttori tradizionali.

Poi ANIE mette in luce un particolare troppo spesso dimenticato: la produzione da rinnovabili sta gradualmente sostituendo quella da termoelettrico (che, infatti, nel 2012 è calata di circa il 6%) facendoci risparmiare circa 2,5 miliardi di euro negli ultimi due anni grazie alle minori importazioni di combustibili fossili dall’estero.

Tuttavia succede un fatto strano: importiamo meno petrolio, gas e carbone ma li paghiamo molto di più. Commenta così la situazione Valerio Natalizia, presidente del GIFI:

Risulta alquanto paradossale il fatto che tutti i benefici derivanti dall’utilizzo delle fonti rinnovabili, e tra queste anche del fotovoltaico, non ricadano sui consumatori di energia. Inoltre, come al solito, si fa sempre ricorso ad una comunicazione strumentale, vedi nota di Assoelettrica, che mette in risalto dei dati assolutamente parziali e che va a screditare l’operato di tantissimi imprenditori seri.

Per dovere di cronaca, però, non vanno dimenticati neanche gli errori compiuti nel recente passato da ANIE-GIFI. Ci riferiamo soprattutto al periodo in cui l’allora ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani stava preparando il Quarto Conto Energia, cioè il decreto che ha dato la prima grossa “mazzata” al fotovoltaico italiano.

Ebbene, non si può e non si deve tacere il fatto che in quei mesi concitati Romani discuteva esclusivamente con il GIFI, rifiutando il confronto con le altre associazioni di categoria delle rinnovabili non aderenti a Confindustria.

Ora che la stessa Confindustria è divisa al suo interno emerge chiaro e limpido come quella di ANIE-GIFI sia stata una mossa perdente: se avesse fatto squadra con le altre associazioni, probabilmente, oggi il fotovoltaico italiano avrebbe un futuro più roseo.

Tant’è che, all’uscita del successivo Quinto Conto Energia redatto, qualcuno ipotizzò, nelle stanze del Ministero dello Sviluppo economico partendo da una presunta bozza scritta da ENEL, lo stesso Natalizia ci confessò che sarebbe stato meglio un Quarto Conto Energia “bis”.

22 febbraio 2013
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