Non si sono fatte attendere le reazioni al nuovo decreto rinnovabili elettriche, firmato venerdì mattina dai ministri Passera, Clini e Catania. E non sono reazioni positive, specialmente quelle delle associazioni di categoria delle rinnovabili come ANEV e APER. La prima, che rappresenta i produttori di energia eolica, è contenuta in una nota al vetriolo firmata dal suo presidente Simone Togni:

L’ANEV segnala da mesi alle istituzioni l’inadeguatezza delle norme introdotte dal Decreto Rinnovabili, che già dalle bozze circolate fino a oggi, si preannunciava deleterio per l’intera categoria. Gli imprenditori italiani, che hanno chiesto fino a oggi trasparenza e certezza della normativa, dovranno pagare oltre ai costi provenienti dalla farraginosità delle burocrazia l’introduzione di meccanismi come quello delle aste e dei registi.

Togni, poi, ricorda come l’ANEV aveva proposto uno schema di incentivazione diverso per le rinnovabili che, a suo dire, avrebbe salvato capra e cavoli garantendo lo sviluppo dell’energia pulita senza che gli incentivi pesassero troppo in bolletta:

Oltre al danno si aggiunge la beffa del fatto che le proposte avanzate dall’ANEV avrebbero consentito di raggiungere il medesimo risultato del provvedimento in via di emanazione, addirittura con un minor costo complessivo per il Paese ma senza penalizzare gli imprenditori e le decine di migliaia di lavoratori che l’industria eolica italiana ha sviluppato in 15 anni e che oggi sono in grave pericolo.

Anche APER, con una nota non meno piccata, si chiede verso quale politica energetica stia andando il Governo Monti. Il problema rilevato da APER è la fase transitoria tra i vecchi e i nuovi incentivi alle rinnovabili che è troppo breve per non creare danni all’industria:

Pur apprezzando l’innalzamento del tetto di spesa per gli incentivi alle FER a 5,8 mld di euro e un generale sforzo di semplificazione delle regole (modalità di accesso e iscrizione al registro degli impianti e partecipazione alle aste per esempio) il mondo delle rinnovabili sta reagendo con incredulità di fronte all’introduzione di un periodo transitorio troppo breve (soli 4 mesi) per il passaggio dal vecchio al nuovo sistema di incentivazione e inspiegabilmente solo 2 in più per gli impianti siti nelle zone terremotate dell’Emilia Romagna.

Come al solito, poi, Corrado Passera ha inserito il diavolo nei dettagli del decreto concedendo un periodo transitorio (cioè i vecchi incentivi, più alti di quelli attuali) di ben sei mesi agli inceneritori di rifiuti. Che continuano a essere considerati, sempre più inspiegabilmente, alla pari delle vere rinnovabili. Lamenta infatti Agostino Re Rebaudengo, presidente di APER:

Non ci pare vero che a fronte di un ritardo accumulato da marzo 2011 nell’emanazione dei decreti (ben 16 mesi), venga riconosciuto agli imprenditori del settore un periodo transitorio così esiguo. Al contrario viene riconosciuto un periodo transitorio di ben 6 mesi agli impianti che bruciano rifiuti come i termovalorizzatori, che ancora una volta andrebbero a godere degli incentivi destinati esclusivamente (solo in teoria) alle rinnovabili, sottraendo risorse a un settore che non inquina e che dovrebbe rappresentare il futuro strategico del nostro Paese.

Secondo Re Rebaudengo, poi, neanche il nuovo Quinto Conto Energia è apprezzabile e, in generale, tutta l’attuale normativa sulle rinnovabili andrebbe profondamente rivista:

Servono regole moderne, sburocratizzazione, incentivazione dell’autoconsumo e della generazione distribuita, abbondonando l’attuale politica di contingentamento delle rinnovabili. ad esempio, tramite l’innalzamento del limite dello scambio sul posto e l’implementazione dei SEU, che l’AEEG avrebbe dovuto implementare dal 2008, si potrebbero iniziare a vedere i primi impianti senza necessità di incentivi.

I SEU altro non sono se non i “Sistemi Efficienti d’Utenza”, cioè degli impianti di generazione o cogenerazione di energia elettrica da fonte rinnovabile di potenza massima pari a 20 MW che, a differenza degli altri, non sono connessi alla rete ma direttamente a un cliente che consuma l’energia elettrica prodotta.

Una forma di autonomia energetica che, con l’abbassamento dei costi degli impianti da fonti rinnovabili, inizia a essere ragionevolmente economica e conveniente e che potrebbe rappresentare, se accompagnata da un quadro normativo stabile e sicuro, un’alternativa importante rispetto al comprare l’energia nel mercato elettrico attuale.

Fonti: APER, ANEV

9 luglio 2012
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