Il Servizio Studi del Dipartimento delle attività produttive della Camera dei Deputati ha pubblicato un dossier che fa il punto sulla situazione attuale del mercato delle energie rinnovabili, sul sistema degli incentivi e sugli scenari futuri. Il documento dal titolo “Le fonti rinnovabili e i meccanismi incentivanti per il settore: prospettive e obiettivi” si compone di 54 pagine.

Nella prima parte del dossier gli analisti della Camera evidenziano il peso crescente delle rinnovabili nel mix energetico nazionale. Nel 2014 la quota delle fonti rinnovabili è passata dai 33,8 Mtep di consumo interno lordo del 2013 a 34,7 Mtep, su un fabbisogno energetico lordo totale di 165,9 Mtep. L’incidenza del petrolio risulta in lieve calo, con un consumo di 57,3 Mtep a fronte dei 58,3 Mtep dell’anno precedente. Anche il gas ha inciso meno, con 50,7 Mtep rispetto ai 57,4 Mtep registrati nel 2013.

Secondo le previsioni degli analisti la strategia energetica nazionale italiana consentirà al Paese di coprire ben il 19-20% dei consumi finali con fonti rinnovabili entro il 2020. L’Italia ha già centrato in largo anticipo l’obiettivo europeo sulle rinnovabili fissato al 17%. Ciononostante la Commissione sottolinea due punti deboli che potrebbero interferire con il raggiungimento degli obiettivi futuri: la scarsa capacità di interconnessione; i prezzi dell’energia elettrica ancora troppo alti rispetto alla media UE.

Nei prossimi 5 anni è inoltre atteso un aumento del PIL che richiederà maggiori sforzi sul fronte dell’efficienza energetica, per non far lievitare i consumi e vanificare gli sforzi compiuti finora. Il dossier approfondisce il tema degli incentivi alle rinnovabili. Gli esperti sottolineano che l’Italia ha destinato alle fonti pulite i sussidi più alti d’Europa, con un peso del 20% sulla bolletta elettrica.

Il Decreto spalma-incentivi approvato dal Governo ha cercato di ridurre il peso delle rinnovabili sulla spesa elettrica, scaricato dalla componente A3. Ai produttori è stato inizialmente proposto di aderire a un meccanismo incentivante basato su sussidi inferiori erogati per un periodo più lungo. Il D.L. 91/2014 ha reso obbligatorie le nuove modalità di erogazione degli incentivi.

Nel documento gli esperti evidenziano che alcuni interventi della Legge di Stabilità 2016 potrebbero aumentare gli oneri della componente A3. Si tratta degli incentivi previsti per gli impianti a biomasse, biogas e bioliquidi sostenibili. Queste tipologie di impianti potranno percepire incentivi fino al 31 dicembre 2020, in caso abbiano cessato di beneficiare del precedente regime di agevolazioni alla data del 1° gennaio 2016 o entro il 31 dicembre 2016.

L’incentivo riconosciuto è fissato all’80% di quello previsto dal D.M 6 luglio 2012 per gli impianti a biomasse. La Legge di Stabilità inoltre esenta dal pagamento dell’accisa gli impianti rinnovabili con potenza superiore a 20 kW, posseduti da società cooperative di produzione dell’energia elettrica. I dati del GSE rivelano che il gettito A3 per l’anno 2015 presenta un disavanzo economico di circa 300 milioni di euro. Nel 2016 è atteso un ulteriore incremento del fabbisogno economico della componente A3, che raggiungerà 14,4 miliardi di euro di oneri.

Nel dossier gli analisti fanno il punto sugli incentivi destinati agli impianti alimentati da FER non fotovoltaiche. In base al D.M 6 luglio 2012 gli impianti possono usufruire di due meccanismi incentivanti. La prima opzione prevede una tariffa onnicomprensiva destinata agli impianti con potenza inferiore a 1 MW.

La seconda include l’incentivo destinato agli impianti con potenza superiore a 1 MW. In questo caso il contributo spettante corrisponde alla differenza tra la tariffa incentivante base e il prezzo zonale orario dell’energia. Il Centro Studi della Camera ricorda che il Decreto del 6 luglio 2012 attualmente è in fase di revisione, con l’obiettivo di recepire le direttive comunitarie sugli aiuti di Stato.

Il dossier dedica un approfondimento anche al nuovo Conto Termico, che ha stanziato 900 milioni di euro di incentivi per gli interventi di efficientamento energetico degli edifici e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili. Di questi 200 milioni di euro sono destinati alle pubbliche amministrazioni e 700 milioni di euro ai privati. Gli incentivi previsti dal D.M. 16 febbraio 2016 saranno validi per le domande presentate a partire dal 31 maggio 2016.

Il Nuovo Conto Termico ha aumentato gli interventi incentivabili, introducendo numerose semplificazioni per facilitare la riqualificazione energetica degli edifici: dal catalogo del GSE con l’elenco dei prodotti idonei, al pagamento in un’unica rata degli importi inferiori ai 5 mila euro spettanti alle PA. Inoltre è stato eliminato l’obbligo di iscrizione al registro per le pompe di calore e per le caldaie a biomassa con una potenza termica superiore ai 500 kW.

L’ultima parte del documento della Camera è dedicata alle misure adottate dal Governo per promuovere le energie rinnovabili e ridurre i consumi energetici: dai Certificati Bianchi alle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica. L’elenco dei provvedimenti attuati è accompagnato da tabelle dettagliate che contengono una stima dei risultati attesi.

8 aprile 2016
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giuliano, venerdì 8 aprile 2016 alle21:38 ha scritto: rispondi »

Ho rilasciato diversi trafiletti per essere confrontati, fino ad oggi non ho ricevuto nulla. Si sono persi nell'etere

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