Novità in arrivo per il settore delle rinnovabili termiche. Il maxi-emendamento alla Legge di stabilità che introduce una serie di variazioni alle detrazioni fiscali per l’efficienza in edilizia (il cosiddetto 55%), riguarda anche il meccanismo di incentivazione dei diversi tipi di fonti rinnovabili termiche.

Prima di tutto, il contributo fiscale sarà erogato direttamente al beneficiario, calcolato comunque in percentuale alla spesa sostenuta. Cambiano inoltre le aliquote del bonus: per l’istallazione di caldaie a condensazione di grande potenza e delle pompe di calore per scaldare l’acqua, ad esempio, si passerà dal 55 al 52%. Ancora più basso il contributo per le caldaie a condensazione più piccole (39%).

L’emendamento, inoltre, introduce dei limiti di potenza per i dispositivi incentivabili, che non potranno superare la capacità termica di 500 kilowattora o, per gli impianti di solare termico, una superficie di 700 metri quadri. Il bonus, inoltre, non dovrà superare un certo tetto massimo, diverso per ciascun tipo di intervento.

Il rimborso sarà dilazionato in 10 anni e calcolato a forfait per gli impianti fino a 35 kW di potenza o 50 metri quadri di superficie nel caso del solare termico, mentre per gli impianti più grandi varrà la lettura a contatore. Un’altra novità è l’accesso al sistema di incentivi degli enti pubblici, premiati anche con un extra del 10%.

Un bonus del 20%, invece, sarà previsto anche per i privati nel caso dell’installazione di pompe di calore geotermiche o di impianti solari termici con solar cooling. L’intero pacchetto di misure, stima il Governo, scenderà dai 120 milioni di euro previsti per il 2012 a 650 milioni nel 2020. Le risorse per finanziarlo arriveranno dalle bollette del gas,che aumenteranno mediamente del 2,6%.

Le prime reazioni degli operatori del settore non si sono fatte attendere. Sandro Bonomi, presidente di Confindustria-Anima, contesta il calo delle aliquote, mentre il consorzio confindustriale Gas Intensive non vede di buon occhio il “carico” ulteriore sulle bollette del metano. Il presidente Paolo Culicchi, in particolare, sottolinea

il rischio di un’ulteriore perdita di competitività per le nostre imprese manifatturiere, con effetti dirompenti in alcuni casi per la loro stessa permanenza sul mercato, generato dall’incremento del costo complessivo di approvvigionamento del gas naturale, voce fondamentale dei nostri costi di produzione.

Fonte: Sole 24 Ore

8 novembre 2011
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