I sindacati italiani mostrano un leggero strabismo in fatto di rinnovabili. Lo si deduce dalla nota rilasciata oggi dalla Flaei, il sindacato degli elettrici iscritti alla Cisl, nella quale il segretario generale Carlo De Masi critica il Governo Monti per aver ridotto gli incentivi al fotovoltaico nel Quinto Conto Energia.

La riduzione delle sovvenzioni pubbliche, spiega De Masi, aiuta a ridurre i costi della bolletta elettrica italiana ma penalizza l’innovazione nel settore del solare.

Le decisioni assunte con il quinto conto energia riducono in prospettiva i costi del fotovoltaico in bolletta, ed è un fatto positivo, ma pongono serie ipoteche sulla modernizzazione del settore, su nuovi investimenti, sul ricorso alla ricerca per utilizzare tecnologie più efficaci e redditizie. Si crea una cesura nel mercato dell’energia che rischia di penalizzare proprio le Imprese più innovative.

Poi De Masi passa alle rivendicazioni nei confronti del Governo:

Il Governo dovrebbe mettere a punto, come da tempo sostiene la Flaei-Cisl, una revisione sistematica dell’intera struttura tariffaria della bolletta elettrica. Vanno favoriti accordi di programma sul territorio per l’indotto e protocolli con le Università per le nuove competenze Verdi; mentre debbono, al tempo stesso, essere corretti gli squilibri nell’ambito del fotovoltaico, adottando modalità che inducano le Imprese del settore, che possono contare su incentivi notevoli e costanti, a operare ulteriori investimenti in ricerca, innovazione tecnologica e di prodotto, oltre alla espansione di una filiera industriale italiana.

Si innescherebbe così un circuito virtuoso per il quale i costi che Famiglie e Imprese pagano in bolletta generano crescita economica reale per il Paese e non rendite sontuose garantite prevalentemente a fondi di investimento.

A parte il leggero ritardo con cui interviene la Flaei Cisl (il Quinto Conto è stato emanato il 5 luglio, è andato in Gazzetta Ufficiale il 12 e la soglia dei 6 miliardi che lo fa scattare è stata toccata il 13), è anche il caso di far notare come il sindacato abbia una visione dell’energia un po’ troppo semplificata e probabilmente contraddittoria.

Proprio De Masi ha firmato, ad esempio, la lettera inviata al ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera nella quale si chiede di salvare gli impianti termoelettrici in crisi a causa del fotovoltaico. Lo stesso De Masi, poi, ha approvato la manifestazione in favore della conversione a carbone della centrale ENEL di Porto Tolle, quando ancora si attendeva il parere del Consiglio di Stato.

Il fatto che la Cisl in entrambe le occasioni fosse in buona compagnia di Cgil e Uil non conforta affatto ma, al contrario, preoccupa. Il sindacato italiano (cioè tutti i sindacati italiani) è completamente vincolato alla difesa del singolo posto di lavoro e non ammette la possibilità di un cambiamento nella politica energetica e industriale italiana.

Tutto va difeso: le centrali termoelettriche in agonia perché danno lavoro a 1000 persone, la riconversione di Porto Tolle, che darebbe lavoro a 3.500 persone, il fotovoltaico, che tra diretto e indotto forse supera anche i centomila occupati. La verità, però, è che già oggi di energia elettrica in Italia se ne potrebbe produrre sin troppa.

E, così, se Porto Tolle resta spenta nessuno rimane al buio mentre se chiudono San Filippo del Mela e Brindisi (e persino Falconara) il sistema elettrico nazionale non crolla affatto. Ma si inquina molto meno.

24 luglio 2012
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I vostri commenti
Angelo Paltrinieri, martedì 24 luglio 2012 alle22:14 ha scritto: rispondi »

Sono affascinato dalla stupidità con la quale gli invasati complottisti commentano le azioni che lentamente si registrano in questo strano paese sull'energia. Il tempismo del sindacato che risponde con 10gg di ritardo non mi preoccupa. Vorrei invece capire come si possa credere che il fotovoltaico che funziona solo quando c'è sole, o l'eolico solo  quando c'è vento siano la soluzione energetica per l'italia. Anche sul numero degli occupati nel fotovoltaico si sragiona. Nell'immediato non so se sono 100.000 (non credo, mi documenterò) ma anche se fosse non sono accupati ma assemblatori di prodotti quasi esclusivamente( a parte piccole eccezioni) importati. Anche il fotovoltaico è stato gestito all'italiana centinaia di MWh prodotti in aree senza assorbimento elettrico con conseguenti problemi di trasportabilità della rete elettrica, che se potenziata creerà ulteriori aumenti del prezzo del Kwh. Mentre km quadrati di eternit continuano a coprire i capannoni delle aree industriali. E' ecologico aver consentito che investitori italiani ed esteri lucrino sul fotovoltaico pagato dalle bollette dei cittadini e dell'industria senza nemmeno provare a bonificare le aree coperte con l'anianto?

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