Mentre tutta la politica italiana e parte del suo Governo sono in piena campagna elettorale per le elezioni 2013, il ministro dell’Ambiente Corrado Clini si appresta a girare l’Italia per spiegare tutte le misure fino a ora varate per favorire le energie rinnovabili, il risparmio energetico e l’efficienza. Clini, che non è candidato, da febbraio a marzo girerà il paese con Confindustria e Formez PA per parlare di Quinto Conto Energia, Conto Energia Termico, Titoli di Efficienza Energetica e fondi europei per le Regioni Obiettivo Convergenza. Cioè Sicilia, Calabria, Campania e Puglia.

Secondo Clini, che ha presentato il suo “road show” questa mattina in conferenza stampa nella sede romana di Confindustria, gli strumenti per far fiorire la green economy anche in Italia ci sono ma non tutti li conoscono. Spiega il ministro:

Ho suggerito al Formez Pa di rendere disponibili le informazioni sulle misure che già si possono adottare, ci sono alcune parti della normativa ambientale che abbiamo modificato che sono oggetto di controverse, come nel caso del regolamento sulle terre e le rocce da scavo, misura più importante della riduzione delle tasse perché in Italia ci sono miliardi di investimenti fermi in opere pubbliche e infrastrutture a causa di un’interpretazione della norma che sostanzialmente ha paralizzato infrastrutture strategiche e investimenti di grande rilievo

Alcune delle novità che Clini presenterà agli imprenditori sono i nuovi “bandi per l’occupazione giovanile nella green economy e per il carbon footprint“, da venerdì scorso in Gazzetta Ufficiale e disponibili per la consultazione anche sul sito del Ministero dell’Ambiente. Il resto, invece, è tutto già noto. Almeno a noi dell’informazione di settore che seguiamo queste vicende quotidianamente.

E sappiamo, ad esempio, che il Ministero dell’ambiente presenterà in in giro per l’Italia un Quinto Conto Energia già quasi finito e un Conto Energia Termico con appena 700 milioni di budget per i privati e altri 200 per la Pubblica Amministrazione.

Di contro per i bandi sull’occupazione giovanile, quindi per le misure riservate alle imprese e non ai normali cittadini, ci sono 460 milioni da spendere in finanziamenti agevolati allo 0,5% che potranno essere usati per incentivare anche

ricerca, sviluppo e produzione mediante bioraffinerie di prodotti intermedi chimici da biomasse e scarti vegetali

È assai probabile, quindi, che almeno una fettina di quei 460 milioni finiscano a Eni e al suo progetto di bioraffineria a Marghera da 100 milioni di euro. Alle Regioni Obiettivo Convergenza, invece, andranno 380 milioni di euro:

Il ministero dell’Ambiente promuove interventi di efficientamento di edifici e utenze energetiche pubbliche o a uso pubblico e piccoli impianti alimentati da fonti rinnovabili nelle aree naturali protette e nelle isole minori. Una linea specifica di attività è dedicata all’efficientamento energetico di cluster di imprese

Altri soldi andranno nelle bonifiche, con un occhio di riguardo al caso Taranto che da sola avrà 30 dei 90 milioni stanziati, ai Siti di Interesse Comunitario (SIC) e alla lotta al dissesto idrogeologico.

Tra le misure che saranno presentate c’è anche un decreto a hoc per il CSS, cioè il Combustibile Solido Secondario. Per decreto alcuni tipi di “mondezza” vengono classificati come prodotto e non più come rifiuto ma solo

qualora siano utilizzati in alcune tipologie di impianti industriali che, per le garanzie fornite in campo ambientale e tecnico, sono particolarmente idonei;

Queste tipologie di impianti industriali particolarmente idonei non sono altro che i cementifici, che attualmente divorano pet coke per far funzionare i forni. Il pet coke altro non è che uno dei peggiori scarti della lavorazione del petrolio, a sua volta convertito magicamente da rifiuto in prodotto nel 2002 dal Governo Berlusconi.

L’idea è quella di bruciare meno pet coke sostituendolo con il nuovo “rifiuto non rifiuto”. Se questo sarà un vantaggio per l’ambiente (potrebbe esserlo: peggio del pet coke c’è veramente poco altro) lo si vedrà solo con il tempo e, soprattutto, appena sarà chiaro quali requisiti tecnici e sistemi di filtraggio dovranno avere i cementifici e gli altri impianti autorizzati a bruciare CSS.

L’unica cosa certa è che, bruciando rifiuti al posto del pet coke, i cementifici risparmiano. Il che vuol dire che il decreto Clini sul CSS non sembrerebbe un favore all’ambiente (anche se potrebbe esserlo) ma è di sicuro un favore al ciclo del cemento. Che, diciamola tutta, in Italia qualche problema all’ambiente l’ha già creato.

28 gennaio 2013
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