“Perché mettere un limite al fotovoltaico sui tetti in area agricola?” È la domanda di Legambiente a proposito del contestato articolo 65 del DL Liberalizzazioni che, dopo lo stop agli incentivi per gli impianti fotovoltaici installati a terra su terreni coltivabili, nella versione approvata al Senato estende il blocco anche a quelli, di potenza superiore ai 200 kW, montati su tetti.

La nuova versione dell’emendamento, inoltre, riapre la possibilità di realizzare impianti fotovoltaici a terra, ma solo per i progetti, anche di grande taglia, che abbiano già ottenuto il titolo abilitativo (e che dovranno essere realizzati entro due mesi di tempo) e per quelli che riescano ad ottenerlo entro la data di entrata in vigore del decreto legge. A preoccupare gli ambientalisti del Cigno, in ogni caso, è soprattutto il divieto delle installazioni sui tetti:

Lo stop alle agevolazioni economiche anche per gli impianti a terra di piccole dimensioni, evidentemente utili per integrare il reddito degli agricoltori, risultava già di difficile comprensione – ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini – ma negare ora la possibilità di usufruire degli incentivi anche per il fotovoltaico sui tetti nelle aree agricole, appare totalmente assurdo.


Secondo l’associazione, il provvedimento discrimina gli agricoltori rispetto a tutti gli altri italiani che sono proprietari di un tetto, impedendo loro di usufruire degli incentivi previsti per il fotovoltaico. Sul piano ambientale, inoltre, Legambiente ritiene che il divieto rappresenti un limite allo sviluppo delle rinnovabili e soprattutto all’integrazione del solare in architettura:

Ci auguriamo che questa scelta venga modificata – prosegue Zanchini – perché altrimenti suonerebbe come il tentativo, da parte di Parlamento e Governo, di dare un freno allo sviluppo delle fonti rinnovabili e in particolare al fotovoltaico.

7 marzo 2012
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Fabio Lucarini, mercoledì 7 marzo 2012 alle22:21 ha scritto: rispondi »

SERRE FOTOVOLTAICHE, UN’UTOPIA? Sorvolando il nostro territorio ci si può rendere conto di come le serre occupino gran parte delle superfici agricole, ma allo stesso modo, non si può evitare di notare l’enorme superficie occupata da una quantità smisurata di impianti a terra. Il settore floro-vivaistico si trova seduto, ormai da molto tempo, a causa del deprezzamento dei prodotti realizzati in serra; le lamentele sono sempre le solite: tasse troppo alte, costi energia per il riscaldamento, concorrenza straniera, ecc…. Le recenti novità del decreto Salva Italia, (Imu e accise sui carburanti applicate alle attivita' produttive agricole) danno un’ulteriore colpo alla competitivita' del Made in Italy e alle nostre produzioni piu' concorrenziali All’orizzonte si incominciava a intravedere uno spiraglio: LA SERRA FOTOVOLTAICA. Compensare il calo della resa del prodotto in serra, con un impianto che consenta di risparmiare sui consumi, vendere l’energia prodotta in eccesso e SOPRATTUTTO, CONTINUARE A COLTIVARE! Sotto ai nostri occhi abbiamo visto passare molte speculazioni con impianti realizzati per il mero fine di produrre e vendere energia elettrica, utilizzando pannelli che rendevano buia, o quasi, la serra, snaturandone così la funzione impedendo la coltivazione sottostante. Realizzare impianti sulla moltitudine di serre già esistenti sul territorio, oppure di nuova costruzione, eviterebbe di deturpare il nostro povero ambiente; è sicuramente meglio vedere un impianto sulla copertura di una serra, che produce ortaggi, fiori o piante aromatiche, piuttosto che vedere una distesa di pannelli fine a se stessa! Questo è reso possibile dalla realizzazione di vetri fotovoltaici che vadano a sostituire i vetri di copertura. Con questo nuovo prodotto si può scegliere l’ombreggiamento da ottenere, in funzione della coltivazione sottostante, ed è provato che questo non pregiudica assolutamente la resa floro-vivaistica. Noi di Sun Technology-Revolution6 inc. da tempo portiamo avanti l’immagine di azienda-ecologista, realizzando questa tipologia di vetri e cavalcando fulmini, tempeste soprattutto costi, abbiamo creduto nel progetto della vera serra fotovoltaica, che rimane “terreno” di coltivazione come sempre è stato dai tempi dei nostri nonni, con il valore aggiunto di un’auto produzione di energia ad emissione zero, utilizzata immediatamente per il riscaldamento e il raffrescamento della serra stessa. Grazie a Dio non siamo soli e la collaborazione con il Consorzio Ingauno Energia Pulita di Albenga (SV) ci dimostra che non stiamo credendo in un’utopia. Noi siamo produttori anche di moduli fotovoltaici tradizionali e quindi gli impianti a terra rappresentano guadagno, ma a che prezzo per l’ambiente? Il quarto conto energia, nella prima bozza, classificava le serre come edifici, con tutte le buone conseguenze in ordine di tariffe incentivanti; nella sua stesura definitiva, ahimè, le serre venivano declassate e la tariffa prevista è diventata la media aritmetica tra gl’impianti a terra e gli altri impianti. Lo stesso decreto liberalizzazioni, con l’art. 65, ha dapprima promosso e poi nuovamente declassato le serre, ha eliminato, prima, gli impianti a terra in zone agricole per poi riconsentirne la realizzazione, creando destabilizzazione in quel poco di animo ecologista che si stava instaurando. Penalizzando gli impianti su serra, le aziende agricole moriranno sotto il peso dei costi, si continueranno a fare, e con molta difficoltà, impianti a terra distruggendo prati e colline verdi, quando abbiamo a disposizione migliaia di strutture agricole, pronte ad essere riportate a nuova vita generando respiro ad un settore che sta ormai dirigendosi verso un’inevitabile fine. Verso un’inevitabile fine andrà anche il settore dell’industria fotovoltaica perché siamo ormai giunti alla saturazione del mercato; un nuovo prodotto, utile anche ad altre categorie, potrebbe aprire nuovi canali e farci uscire, in piccola parte, dalla crisi che ci avvolge, mantenendo posti di lavoro e creandone altri grazie al risollevamento del settore agricolo.

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