Come era prevedibile, l’articolo 65 del decreto Liberalizzazioni emanato dal governo Monti sarà modificato. Sembrano salvi, quindi, gli impianti fotovoltaici di potenza superiore a 1 MW che erano rimasti fuori dagli incentivi per appena 40 giorni e, allo stesso tempo, si farà chiarezza sulle serre fotovoltaiche per evitare la speculazione.

Le novità emergono dal parere espresso dalla XIII commissione Ambiente e Territorio del Senato sul decreto Liberalizzazioni, pubblicato al termine della seduta dell’otto febbraio alla quale ha partecipato anche il Ministero dell’Ambiente. Numerosi gli appunti fatti dai membri della commissione Ambiente. Riguardo all’incremento degli incentivi per il fotovoltaico su serra, parificati a quelli previsti per i pannelli sui tetti, la commissione precisa:

Nell’intento di impedire che la produzione di energia fotovoltaica sottragga terreno alle produzioni agricole e di evitare la sostanziale elusione della stessa disposizione, occorre statuire il vincolo della permanenza della produzione agricola all’interno delle serre su cui vengono installati gli impianti

Le serre, cioè, devono continuare a produrre cibo e non sacrificare la produzione agricola a quella energetica. E’ la stessa preoccupazione avanzata da molti, Legambiente compresa, perché le attuali regole del GSE prevedono una copertura fotovoltaica fino al 50% della falda esposta al sole di una serra. Un valore incompatibile con praticamente tutte le coltivazioni orticole attualmente diffuse nel sud Italia.

Non esiste pomodoro, peperone, melanzana o zucchina che sotto una serra mezza al buio riesca a crescere senza problemi. Coprire una serra di pannelli fotovoltaici, infatti, dimezza l’insolazione, abbassa la temperatura (problema più invernale che estivo) e cambia completamente la serricoltura per come oggi la conosciamo.

Riguardo agli impianti su suolo agricolo tagliati fuori dagli incentivi, invece, la commissione afferma:

Inoltre, è necessario assicurare certezza al regime transitorio degli incentivi previsto dal decreto legislativo n. 28 del 2011, sulla base del quale numerosi progetti sono stati approvati e sono in avanzato stato di realizzazione o di avvio all’esercizio secondo le modalità già disciplinate dal recente decreto legislativo n. 28 del 2011

Il Senato, quindi, chiede con urgenza che si riapra la finestra per il fotovoltaico a terra sopra il MW di potenza. E lo dovrebbe ottenere, come dovrebbe anche ottenere una qualche forma di sorveglianza sulle serre fotovoltaiche. Lo si deduce dalle dichiarazioni fatte in commissione dal sottosegretario all’Ambiente, Tullio Fanelli:

Il Governo è intenzionato a modificare l’articolo 65 del decreto al fine sia di tutelare diritti acquisiti, sia di assicurare che le serre abbiano caratteristiche ecosostenibili

Si conferma, quindi, quello che avevamo già ipotizzato: si va verso un robusto aggiustamento del tiro del decreto.

, QualEnergia

10 febbraio 2012
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I vostri commenti
Laura, giovedì 16 febbraio 2012 alle16:14 ha scritto: rispondi »

dobbiamo puntare più  sul fotovoltaico e il resto delle energie rinnovabili, ne abbiamo a bizzeffe. dovremmo seguire l'esempio di Belvedere spa che nel comune di Peccioli (PI) si impegna a creare energia dai rifiuti e a sfruttare le energie rinnovabili

Rossano Fanelli, venerdì 10 febbraio 2012 alle19:45 ha scritto: rispondi »

sperimao che oltre  a garantire la questione retroattività per gli impianti sopra 1 Megawatt possano porre attenzione sla fatto che ci sono tante piccole medie aziende che hanno faffto o vorrebbero fare impianti a terra di piccole dimensioni sotto i 200 KWp come reddito integrativo all'azienda agricola. Questo permetterebbe a tante aziende di poter sopravvivere dto il faffto che l'agricoltura non permette di vivere in modo decoroso . Non esistono solo i grandi imprenditori agricoli . Ma Monti lo capirà. Si sarà posto il problema ?

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