L’Unione Europea ha ritenuto il nuovo decreto sugli incentivi alle FER non fotovoltaiche conforme alle norme comunitarie sugli aiuti di Stato. La normativa UE stabilisce che gli Stati membri debbano centrare i target sul clima e sulle energie rinnovabili senza oneri eccessivi per i contribuenti e senza falsare il mercato europeo.

Dopo attente valutazioni l’UE ha stabilito che il nuovo meccanismo d’incentivazione alle rinnovabili elettriche diverse dal fotovoltaico aiuterà l’Italia a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, senza rappresentare una minaccia per il mercato unico. La decisione delle autorità europee accelererà l’iter del provvedimento, atteso da oltre 16 mesi e valido solo fino alla fine del 2016.

Il parere favorevole della Commissione Europea segue quello emesso dal gruppo di lavoro interservizi il 21 aprile scorso. I tecnici della Commissione hanno stimato l’impatto del decreto sul mercato delle rinnovabili italiano, prevedendo un incremento della capacità di generazione di 1.300 MW. Secondo gli esperti UE il decreto agevolerà l’ingresso nel mercato dei produttori di energia rinnovabile, garantendo solo ai piccoli impianti la possibilità di usufruire di tariffe di riacquisto.

Il decreto prevede l’incentivazione diretta per i piccoli impianti con una taglia inferiore a 0,5 MW. Gli impianti con una taglia compresa tra gli 0,5 MW e i 5 MW accederanno agli incentivi con modalità e livelli di priorità differenti, stabilite in base alla tecnologia. I progetti con una potenza installata superiore ai 5 MW potranno usufruire degli incentivi partecipando alle gare d’appalto.

Il premio erogato, consistente in una maggiorazione sul prezzo di mercato, non è stato reputato sbilanciato dalla Commissione Europea perché comporta l’esposizione delle fonti rinnovabili ai segnali del mercato. Il nuovo regime inoltre sosterrà il rinnovo del parco rinnovabili esistente, al fine di incrementarne l’efficienza e allungarne la durata della vita.

La palla passa ora al Ministero dello Sviluppo Economico per la pubblicazione del decreto. Alla luce dei ritardi accumulati gli operatori temono che il decreto una volta operativo sarà già troppo vecchio per sortire gli effetti desiderati. ANIE Rinnovabili ha invocato più volte un quadro stabile nel medio periodo per le rinnovabili elettriche non FV, con una pianificazione fino al 2020.

L’associazione dei produttori di energie rinnovabili ha avvertito che lo sforamento del contatore del GSE potrebbe decretare la morte in culla del decreto, aggravando la crisi del settore.

2 maggio 2016
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