Il decreto sugli incentivi alle FER non fotovoltaiche, in ritardo di quasi un anno e mezzo, sembra essere finito in un vicolo cieco. A nulla sono valsi gli appelli per una rapida pubblicazione lanciati nei giorni scorsi dal Coordinamento FREE al MiSE. Dopo un iter travagliato il provvedimento potrebbe addirittura non vedere mai la luce. A scoprire le cause di questa impasse che sta paralizzando il settore delle rinnovabili italiano è stato il portale specializzato QualEnergia.

In un approfondimento Leonardo Berlen dà notizia di una richiesta formale di chiarimenti sul decreto inviata al Governo dalla Commissione Europea. Le autorità UE chiamate a disciplinare la concorrenza contestano il meccanismo d’incentivazione riservato alle biomasse elettriche perché potrebbe distorcere il mercato di approvvigionamento dei combustibili legnosi. Secondo QualEnergia a presentare l’esposto potrebbe essere stata la FIPER, che però ha già fatto sapere di non aver sporto reclamo.

Le richieste di chiarimento avanzate dall’UE non sono l’unico ostacolo alla pubblicazione del decreto. A quanto pare il neoministro dell’economia Carlo Calenda avrebbe messo in discussione l’intera architettura del provvedimento. Anche se le controversie con l’UE e lo scetticismo di Calenda dovessero dipanarsi nel giro di poche settimane il nuovo decreto sulle rinnovabili elettriche non otterrebbe comunque gli effetti sperati. L’efficacia del provvedimento cesserebbe già alla fine dell’anno. Pochi mesi come sottolineano da tempo le associazioni di settore non sono affatto sufficienti a programmare investimenti nelle rinnovabili.

Il Governo sembra aver perso l’ennesima occasione per mantenere fede alla sua promessa di portare a quota 50% la fetta di rinnovabili nel mix energetico già entro il 2018. Un target ambizioso destinato a rimanere sulla carta senza un quadro normativo stabile.

Il clima d’incertezza sta spingendo molte aziende italiane a investire all’estero, puntando su mercati più favorevoli per le rinnovabili. Una fuga di tecnologie, investimenti e competenze che rischia di far arretrare l’Italia dai risultati positivi raggiunti negli anni scorsi. Le speranze del settore ora sono tutte riposte nel prossimo decreto, che dovrà disciplinare gli incentivi dal 2017 e per almeno un triennio.

7 giugno 2016
Fonte:
Immagini:
Lascia un commento