Il Coordinamento FREE torna a sollecitare il Governo affinché il nuovo decreto sugli incentivi alle FER non fotovoltaiche, già in vistoso ritardo, entri al più presto in vigore. In un comunicato l’associazione, che rappresenta gli interessi di centinaia di produttori, fa appello al neo ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda.

Il Coordinamento FREE si fa portavoce del malcontento che serpeggia nel settore, costretto a operare in un quadro incerto e instabile fortemente penalizzante per la crescita e lo sviluppo:

Il decreto FER (fonti energetiche rinnovabili) non fotovoltaiche a oggi ha accumulato un ritardo abnorme e non più sostenibile dalle aziende del settore che sono ferme in attesa di conoscere le nuove regole e il nuovo sistema di tariffe incentivanti.

L’associazione critica pesantemente il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, accusandolo di aver tradito le promesse fatte al Paese davanti a tutto il mondo alla conferenza sul clima dell’ONU, svoltasi nel dicembre 2015 a Parigi. Senza un quadro normativo stabile l’Italia non potrà rispettare gli impegni per la riduzione delle emissioni di gas serra assunti a livello internazionale:

Si tratta non solo di un danno, ma anche di una beffa, visto che il Governo a Parigi ha sostenuto i risultati di COP21 e il nostro Presidente del Consiglio ha affermato, non più tardi di qualche settimana fa, di voler raggiungere nel 2018 la quota del 50% di rinnovabili per la produzione di energia elettrica.

L’associazione fa notare che il settore delle rinnovabili italiano non può permettersi di rimanere fermo in paziente attesa di conoscere il suo destino, perché rischia di essere schiacciato. Il comunicato si conclude con un’ulteriore frecciata al Governo, ritenuto incapace di comprendere concetti economici basilari:

A noi il decreto ministeriale così come è non piace, ma è importante che avendo accumulato più di un anno e mezzo di ritardo il neo ministro Calenda lo firmi prima possibile. Il tempo è una variabile fondamentale, quando si fa impresa. Nel 2016 si tarda ancora a capirlo, altro che competitività del sistema Paese!

1 giugno 2016
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