Gli incentivi auto 2013 destinati a chi acquisterà una vettura a basso impatto ambientale continuano a essere oggetto di discussione, sia presso gli automobilisti, che potrebbero beneficiare di bonus fino a 5.000 euro, sia presso gli addetti ai lavori del settore automobilistico, dai quali arrivano le bocciature più clamorose al provvedimento del Governo.

L’ultima stoccata, in ordine di tempo, al valore degli incentivi auto 2013 arriva dalla tavola rotonda “Green economy e automobile“, un incontro organizzato dall’UIGA, l’associazione che riunisce i giornalisti del settore automotive.

L’aspetto su cui vertono gli attacchi di molti addetti ai lavori è il fatto che i bonus, così com’è pensato il provvedimento, sono fortemente orientati alle aziende e poco o nulla resta ai cittadini privati. A spiegare il problema è stato Romano Valente, direttore dell’UNRAE, l’unione delle case automobilistiche attive in Italia, che ha dichiarato:

Gli incentivi non sostengono la domanda, non funzionano perché sono orientati per il 90% alle società, e non sono applicabili perché si chiede alle aziende, per poterne usufruire, di rottamare auto vecchie di dieci anni, che sono circa 1.600 in tutta Italia. A questo punto sarebbe stato meglio dirottare le risorse su qualcosa di più utile, dalla riduzione della pressione fiscale agli aiuti all’Emilia.

Gli esperti calcolano infatti che a beneficiare degli incentivi possano essere meno di 2.000 vetture aziendali, mentre il grosso del parco auto, costituito da mezzi privati, resterebbe tagliato fuori o coperto in minima parte dai 140 milioni di euro stanziati per l’occasione. In questo contesto c’è anche chi, come il presidente del Centro studi Promotor GL Events, Gian Primo Quagliano, parla di “errore tecnico” del Governo, mentre per il direttore dell’ANFIA, Gianmarco Giorda, si sarebbe dovuto investire nella diffusione delle auto elettriche e nelle rispettive infrastrutture:

Così come sono gli incentivi non servono a nulla. Invece di investire i fondi nelle infrastrutture, a fronte di un parco di auto elettriche ancora così esiguo, avrebbe avuto più senso incentivare la ricerca e lo sviluppo sulla componentistica di queste auto.

In un mercato dell’auto in crisi profonda accade quindi una situazione apparentemente paradossale, con un provvedimento che, almeno in teoria, dovrebbe servire a dare nuova linfa al settore ma che, invece, viene sonoramente bocciato un po’ da tutti. Si tratta insomma del nuovo, ennesimo, “pasticcio all’italiana”?

15 ottobre 2012
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I vostri commenti
Enzo R., lunedì 15 ottobre 2012 alle19:48 ha scritto: rispondi »

I pasticci all'italiana non mancano mai, ma va detto che nella fattispecie, sebbene non nominati, i vincoli al contorno per la trazione elettrica, in termini di salvaguardia dell'ambiente, sono ancora tutti da approfondire. Presa a se stante, la propulsione elettrica è l'ideale in termini funzionali, ma il bilancio ecologico finale, nella situazione attuale dell'immagazzinamento dell'energia, non è favorevole. Le soluzioni ibride sono un passo intermedio e valido verso l'obiettivo finale e possono essere affinate con vantaggi non trascurabili: il resto del percorso è ancora lungo.   

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