La sfavorevole posizione geografica, insieme alle politiche legate ai trasporti, è tra le cause principali individuate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per spiegare le condizioni in cui verte il nostro paese in tema di inquinamento. Ogni italiano, secondo l’OMS, vive in media nove mesi in meno a causa della qualità dell’aria che respira. La situazione più preoccupante riguarda la Pianura Padana, dove ogni anno si registrano circa 7.000 decessi per cause collegate allo smog.

A parlarne è Marco Martuzzi, responsabile dell’organizzazione per l’Europa, che cita i dati relativi ai rilevamenti effettuati sul territorio italiano nel 2006. All’epoca si era stimato in circa 8.000 il numero di morti su base annuale da imputare alle polveri sottili. Rapportare i dati odierni con quelli di cinque anni fa non è però del tutto corretto, a causa degli approssimativi strumenti di rilevazione allora disponibili, soprattutto per quanto riguarda la componente Pm2,5.

Già nelle scorse settimane Legambiente aveva denunciato una situazione allarmante per alcuni grandi centri abitati, in particolare quelli del nord. In poco più di un mese Milano, Brescia e altre città hanno superato la soglia d’allarme di Pm10 per ben 35 giorni, con conseguenze poco incoraggianti sulla salute dei cittadini.

L’OMS porta anche all’Italia alcuni esempi di paesi che hanno saputo, nel corso degli anni, affrontare problemi simili al nostro con successo. Da una simile situazione si esce con politiche di trasporto pubblico, con il graduale rinnovamento del parco macchine e con la sensibilizzazione dei diretti interessati, ovvero dell’intera popolazione. Tre fattori che, ad oggi, assumono connotati utopistici se rapportati alla realtà dei fatti e alle contromisure piuttosto sterili attuate dalle istituzioni.

25 febbraio 2011
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