In Italia record di eco-infrazioni

Nonostante una crescente sensibilità ecologica da parte di vari enti pubblici, il rapporto del paese Italia con l’ambiente non è ancora idilliaco. Lo confermano i dati sottolineati dal Commissario Europeo all’Ambiente Janez Potocnik durante un’intervista.

Il politico sloveno ha parlato infatti di energie rinnovabili e tutto quanto ruota attorno alle politiche per l’ambiente, ricordando anche come l’Italia sia il paese con più eco-infrazioni in Europa, avendone “collezionato” fin qui ben 44, il 73% delle quali per le mancate applicazioni delle direttive comunitarie:

L’Italia è un grande paese industrializzato e può, anzi deve, fare meglio. Le ricordo che l’Italia è in Europa il paese con il maggior numero di procedure di infrazione alle normative ambientali. Avete collezionato 44 procedure europee di infrazione, in tutti i segmenti della legislazione ambientale. L’Italia può conseguire un miglioramento disaccoppiando la crescita della produzione di rifiuti dalla crescita del PIL. Nel caso della Campania il fattore è più evidente.

Il richiamo alla Campania non ha potuto evitare il collegamento con l’emergenza rifiuti. Aspetto che è sicuramente uno dei meno edificanti per quanto riguarda il nostro Paese e la sua capacità di preservare l’ambiente, anche per l’immagine che si dà all’estero. In questo caso, però, l’Europa si dichiara vigile e attenta nella valutazione del piano rifiuti:

Speriamo che le cifre che ci sono state date dalle autorità italiane saranno capaci di darci fiducia. Dobbiamo essere sicuri che il programma italiano è credibile e che sarà gestito in modo corretto. Altrimenti dovremo rivolgerci di nuovo alla Corte europea per il secondo ricorso, e la Corte di giustizia potrà decidere sanzioni e perfino pagamenti quotidiani. Sappiamo che non sarà facile risolvere il problema dei rifiuti di Napoli, e quindi non ci interessa un piano che mostri una soluzione immediata da bacchetta magica: ci interessa che il piano sia credibile. Dobbiamo essere sicuri di poterci fidare.

Non poteva poi mancare un accenno alla questione nucleare tanto in voga in questi tempi dopo l’incidente di Fukushima, tanto da aver convinto i governi di mezza Europa a porsi domande sull’effettiva praticabilità di tale soluzione al netto dei rischi e dei problemi che questa fonte di energia pone:

Senza dubbio l’incidente atomico in Giappone porterà a un ripensamento degli indirizzi nucleari, ma sarà una scelta di ogni paese. Abbiamo deciso di rendere più severi gli standard di sicurezza, ma l’incidente di Fukushima ci impone di rafforzare il contributo delle fonti rinnovabili di energia per compensare la riduzione prevedibile del nucleare.

Si torna così sempre al solito punto: il futuro sono o dovrebbero essere le fonti rinnovabili, che per essere sfruttate necessitano comunque di consistenti investimenti che non tutti i governi sono disposti ad erogare, aspetto che sta tenendo banco proprio in Italia con le discussioni sul decreto Romani e i suoi effetti sugli investimenti nel settore delle energie pulite.

Emerge così un quadro di un Italia ancora poco aperta ai cambiamenti geopolitici che costringono l’Occidente a una revisione delle politiche ambientali ed energetiche, come testimonia il poco edificante record di eco-infrazioni. Va dato atto che la mentalità della gente e quella di alcune istituzioni sta lentamente cambiando, ma il mancato o ritardato adeguamento al resto d’Europa rischia di lasciare ancora una volta indietro il nostro Paese, per un lusso che, in questo caso, non possiamo di certo permetterci.

30 marzo 2011
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