Inquinamento, industrializzazione e cambiamenti climatici stanno rendendo le risorse idriche potabili sempre più scarse a livello mondiale. In un futuro che rischia di essere caratterizzato dalla guerra dell’acqua, in quel di San Diego si studia un efficace sistema di filtraggio multilivello per riutilizzare i flussi reflui a scopo alimentare. In altre parole, in un futuro non troppo lontano si potrà bere l’acqua recuperata dai WC: il grande ostacolo non è però la purezza di quanto ingerito, quanto abbattere le remore psicologiche delle popolazioni coinvolte.

Lo svela un lungo report pubblicato sul Scientific American, con cui si illustrano i successi di un progetto pilota, ormai attivo da ben sei anni, nella cittadina statunitense. Gli studi condotti presso la Advanced Water Purification Facility (AWPF) di Steiner, infatti, dimostrano come l’acqua reflua purificata con avanzati sistemi di filtraggio sia addirittura più pura di quella che quotidianamente raggiunge le case a stelle e strisce dai normali condotti idraulici. Un processo rivoluzionario, si spiega, ora in attesa della necessaria approvazione di legge per poter essere applicato su larga scala.

La città di San Diego è costretta a importare il 90% del suo fabbisogno idrico, principalmente dai fiumi Colorado e San Joaquin. Questi corsi d’acqua stanno però diventando di anno in anno meno capienti, con un flusso ormai non più sostenibile per garantire le esigenze dell’uomo. Con un sistema di filtraggio delle acque di scarico, tuttavia, la città potrebbe ammortizzare ben il 40% di tale fabbisogno.

Il sistema elaborato alla AWPF si basa su una tecnologia di microfiltrazione a più step, con la raccolta dell’acqua in enormi serbatoi, ricchi di condotti e filtri affinché il fluido possa passare ripetutamente attraverso micro-setacci, delle fibre dotate di pori 300 volte più piccoli del diametro di un capello umano. Grazie a questo elaborato sistema, i filtri trattengono virus, batteri, protozoi e qualsiasi altro agente solido presente

Superata questa fase, l’acqua viene inviata in condotti ad alta pressione, con un passaggio forzato in filtri addirittura più piccoli dei precedenti: i pori raggiungono dimensioni di 10.000 volte minori dei più minuscoli batteri. In questo modo, oltre a trattenere gli agenti potenzialmente patogeni, si eliminano anche tutte le molecole chimiche eventualmente disciolte in acqua. Quindi lo step finale, con un processo di ossidazione avanzata dove i liquidi vengono esposti a un raggio ultravioletto e un mix di perossido di idrogeno: un minuto di questo passaggio può sterilizzare un quantitativo d’acqua pari alla capienza di una piscina olimpionica. Il risultato è acqua microbiologicamente pura, ben al di sopra degli standard di legge per l’uso alimentare.

L’impianto è in grado di gestire quasi 4.000 metri cubi di scarichi reflui al giorno, l’80% dei quali viene recuperato agli scopi umani. Al momento l’acqua purificata viene utilizzata per irrigare i vicini campi, in attesa che in futuro il sistema possa essere sfruttato per fornire acqua potabile alle abitazioni. Il rimanente 20% non entra invece nel processo di depurazione, poiché non risponde ai requisiti di sicurezza preliminari: viene quindi sottoposto alla sterilizzazione tramite ozono e disposto in scarico, affinché non sia pericoloso per l’ambiente e i corsi d’acqua.

L’ostacolo all’applicazione su larga scala di questo sistema, tuttavia, non risiede nei requisiti di legge, quanto nella psicologia dei cittadini e dei loro rappresentanti politici. Dagli anni ’90, infatti, in tutto il mondo si testano sistemi per il filtraggio delle acque reflue e, nonostante le analisi di laboratorio dimostrino la purezza dei liquidi ottenuti, molte amministrazioni locali – dall’Oregon all’Australia – ne hanno vietato il ricorso su sollecitazione di gruppi di cittadini allarmati e nauseati. La salvezza del Pianeta, allora, non passa solo dalle innovazioni scientifiche, ma soprattutto dall’educazione del pubblico.

10 luglio 2014
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