Imposte ecologiche, solo l’1% viene usato per l’ambiente

Solo una piccolissima parte delle imposte “ambientali” che pagano gli italiani viene effettivamente destinata alla tutela degli ecosistemi e della qualità dell’ambiente. La denuncia arriva dalla CGIA (Associazione Artigiani Piccole Imprese) di Mestre, che ha seguito le sorti delle cosiddette eco-tasse, spesso sconosciute agli stessi contribuenti, rivelando che solo l’1,1% viene davvero utilizzato per mettere in sicurezza il territorio italiano.

A fronte di 41,29 miliardi di euro versati da cittadini e imprese nelle casse dell’erario e degli enti locali nel 2009 (ultimo dato disponibile) per l’applicazione delle tasse ambientali su energia, trasporti e attività inquinanti, solo 459 milioni di euro hanno infatti finanziato spese per la protezione dell’ambiente.

Il disastro avvenuto in queste ore nel messinese, e le tragedie che si sono consumate nelle settimane scorse in Liguria e in Toscana, ripropongono l’annoso problema della scarsa disponibilità di risorse economiche pubbliche per la messa in sicurezza del nostro territorio – accusa l’associazione- In realtà i soldi ci sarebbero, purtroppo vengono destinati ad altre finalità.

Ad aggravare la situazione, sottolinea la CGIA, c’è il fatto che spesso gli italiani non sono neanche consapevoli dei tributi che versano per motivi “ambientali”. Le tasse pagate sull’energia, spiega l’associazione, sono la sovrimposta di confine sul Gpl, la sovrimposta di confine sugli oli minerali, l’imposta sugli oli minerali e derivati, l’imposta sui gas incondensabili, l’imposta addizionale sull’energia elettrica di comuni e province, l’imposta sull’energia elettrica, l’imposta sul gas metano e l’imposta consumi di carbone.

I contribuenti italiani versano anche delle tasse sui trasporti: il Pubblico registro automobilistico (Pra), l’imposta sulle assicurazioni Rc auto, le tasse automobilistiche a carico delle imprese e le tasse automobilistiche a carico delle famiglie. Altri tributi, rileva la CGIA, riguardano le attività inquinanti, come la tassa sulle discariche, quella sulle emissioni di anidride solforosa e di ossidi di zolfo, il tributo provinciale per la tutela ambientale, l’imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili e il contributo sui prodotti fitosanitari e pesticidi pericolosi.

25 novembre 2011
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