L’imposizione di pesanti dazi doganali, fino al 250%, sulle celle fotovoltaiche cinesi importate negli Stati Uniti potrebbe portare risultati già nel 2012. Secondo l’iSuppli PV Perspectives report di IHS il crollo delle importazioni si aggirerà intorno al 45% del mercato totale USA, con grande gioia delle industrie americane del fotovoltaico che da tempo lamentano le politiche commerciali scorrette della Cina.

Il punto di partenza, prima dei dazi, erano i 2 GW di potenza fotovoltaica importata previsti per il 2012. Che avrebbero coperto il 60% del mercato complessivo americano. Dal giorno dopo l’introduzione delle nuove tariffe doganali molti importatori cinesi hanno fermato i container e hanno iniziato a modificare i propri business plan per capire se è ancora il caso di esportare in America o concentrarsi sull’Europa. Il Cecchio Continente infatti non ha imposto alcun dazio particolare al fotovoltaico cinese.

Nel giro di poche settimane, quindi, sul mercato americano mancheranno più o meno 1,5 GW di potenza fotovoltaica cioè quel 45% di cui parlavamo. Parallelamente, si avrà un forte rialzo dei prezzi di moduli e celle fotovoltaiche visto che quelli cinesi andavano a coprire la fascia bassa del prezzo.

Secondo le stime di Mike Sheppard, analista di IHS, i rincari saranno a due cifre:

L’azione intrapresa dal Dipartimento del Commercio avrà un forte impatto sul mercato fotovoltaico nordamericano, restringendo le forniture e spingendo in alto i prezzi di moduli e sistemi completi. Anche se verranno messe in funzione linee di produzione aggiuntive, i rincari probabilmente aggiungeranno un 12% al prezzo dei moduli solari, abbassando il rendimento degli investimenti nei sistemi fotovoltaici nella regione al massimo del 2,5%

C’è, però, un diavolo nascosto nei dettagli dei dazi americani. La supertassa del 250%, infatti, si applica ai moduli prodotti in Cina ma non a quelli prodotti dai cinesi in paesi terzi. Il che lascia spazio di manovra per i grandi produttori cinesi che potrebbero destinare le proprie fabbriche negli altri paesi asiatici, ad esempio Taiwan, alla produzione esclusiva per il mercato americano. Questa ipotesi, in ogni caso, porterebbe un sovrapprezzo del 10-12% rispetto ai moduli 100% cinesi.

Fatti i conti della serva, il mercato americano, sia che venga soddisfatto dalla produzione americana sia che venga inondato da moduli fotovoltaici “mezzi cinesi”, nel 2012 farà registrare il 12% di rincaro sui prezzi e il 2,5% in meno nei ricavi di chi investe i propri soldi per produrre energia elettrica dal fotovoltaico.

31 maggio 2012
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Cosimo, venerdì 1 giugno 2012 alle9:09 ha scritto: rispondi »

è sempren la solita storia di decidere cosa si vuole. Se si vuole immettere più fotovoltaico possibile sul mercato allora viva i cinesi che fanno scendere i prezzi ed incoraggiano cosi l'installazione. Si vuole innanzitutto tutelare il mercato a stelle estrisce? Qualcuno pagherà di più, i consumatori. Siccome i consumatori non sono fessi risponderanno comprando di meno. Risultato? Più petrolio importato... Bel risultato Obama, non c'è che dire..

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