Molti Paesi negli ultimi anni hanno scelto di affidarsi al gas naturale come principale fonte di approvvigionamento energetico perché più economico e più ecologico rispetto al carbone e al petrolio. In molti casi questa scelta si è rivelata corretta, ma un nuovo metodo di produzione adottato in Cina potrebbe peggiorare ulteriormente la situazione ambientale. Si tratta dell’impianto a gas naturale alimentato dal carbone sintetico. Secondo i ricercatori della Duke University inquinerebbe 7 volte in più rispetto agli impianti tradizionali.

Il problema delle emissioni di CO2 non è nemmeno l’unico. Secondo i ricercatori questa industria utilizzerebbe dalle 50 alle 100 volte più acqua dolce rispetto al normale. Spiega Robert B. Jackson, docente di Scienze Ambientali presso il Duke Center on Global Change, che la scelta è ricaduta su questa fonte energetica perché la Cina vuole assicurarsi l’autonomia nell’approvvigionamento energetico. Le fonti che ha usato fino a questo momento però, carbone e nucleare, sono fortemente criticate dalla comunità internazionale e sono sempre più costose, sia in termini economici che ambientali.

Si legge così la scelta di tentare strade nuove. Il problema, aggiunge Jackson, è che così si corre il rischio di cadere in un disastro ambientale senza precedenti. L’approvvigionamento energetico cinese rischia di non essere sostenibile e per questo forse è il caso di fermarsi a riflettere per evitare un esito costoso per l’ambiente. Secondo il ricercatore della Duke Jen Chi- Yang, la Cina dovrebbe annullare del tutto il programma.

Il Governo cinese ha stanziato una montagna di denaro in quello che è stato definito il più grande investimento nel gas naturale della storia. Nel progetto c’è la costruzione di 9 grandi centrali che dovranno produrre più di 37 miliardi di metri cubi di gas naturale sintetico all’anno. A queste 9 centrali se ne potrebbero aggiungere altre 30 con capitali privati. La produzione complessiva si stima possa persino superare il fabbisogno energetico nazionale cinese, almeno considerando quello attuale.

Dal punto di vista ambientale sarebbe un disastro. Considerando soltanto i 9 impianti nazionali nei 40 anni di attività si stima che emetterebbero oltre 21 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Tonnellate che arriverebbero a 110 miliardi se tutte le centrali progettate entrassero in funzione. In sostanza i 9 impianti annullerebbero il risparmio di CO2 che non viene emessa grazie a tutti gli impianti rinnovabili del Paese. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Climate Change.

26 settembre 2013
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I vostri commenti
ziomaul, mercoledì 9 ottobre 2013 alle3:26 ha scritto: rispondi »

Carbone sintetico.??? :-)) Si usa google traduttore! È "carbone trattato".

Silvano Ghezzo, giovedì 26 settembre 2013 alle22:45 ha scritto: rispondi »

Qualcuno pensa seriamente che il governo cinese presterà ascolto a Robert B. Jackson, docente di Scienze Ambientali presso il Duke Center on Global Change ? Se c'è qualcuno davvero lo vorrei conoscere per proporgli interessanti affari.

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