Obbligo di partita IVA anche per impianti fotovoltaici inferiori a 20 kW? Sembrerebbe di sì, almeno stando a una sentenza della Corte di Giustizia UE che apre scenari complessi per l’Italia. Finora infatti l’Agenzia delle Entrate, con la circolare 19 luglio 2007, n. 46/E aveva affermato che:

la produzione di energia derivante da un impianto fotovoltaico, di potenza non superiore a 20kw, posto a servizio dell’abitazione o della sede dell’ente non individua un’attività commerciale abituale, quando, l’energia prodotta è utilizzata essenzialmente per finalità domestiche e l’eccedenza, che non risulta auto consumata, viene immessa in rete mediante il
servizio di scambio sul posto.

La sentenza della Corte UE del 20 giugno 2013, causa C-219/12, stabilisce che produrre energia fotovoltaica che viene venduta stabilmente alla rete è attività economica soggetta a IVA, anche se l’energia prodotta è inferiore a quella consumata. Questo comporta che anche il privato debba aprire partita IVA, con un duplice risultato: negativo in termini di burocrazia e costi di apertura, positivo perché i costi di realizzazione del proprio impianto fotovoltaico potrebbero essere detratti.

La sentenza riguarda un caso sollevato in Austria, che vedeva contrapposti il fisco austriaco e un contribuente possessore di un impianto fotovoltaico che reimmetteva in rete tutta l’energia prodotta, percependo un introito costante. L’amministrazione austriaca riteneva che il contribuente non avesse diritto a detrarre l’IVA, non configurandosi come attività economica la cessione in rete di energia, mentre il contribuente, facendo riferimento all’articolo 4 della sesta Direttiva 77/388/CEE, riteneva la sua attività passibile di un rimborso IVA.

Il fisco austriaco ha deciso di sospendere il procedimento richiedendo l’intervento della Corte Europea, ponendo la questione seguente:

Se la gestione di un impianto fotovoltaico collegato in rete senza una capacità d’immagazzinamento autonoma, installato sopra o [in prossimità di] un edificio privato a uso abitativo e tecnicamente strutturato in modo tale che la quantità di energia elettrica prodotta dall’impianto risulti costantemente inferiore alla quantità complessiva di energia elettrica consumata privatamente dal gestore dell’impianto per le proprie esigenze domestiche, integri un'”attività economica” del gestore dell’impianto ai sensi dell’articolo 4 della [sesta direttiva].

La Corte UE ha così dichiarato:

L’articolo 4, paragrafi 1 e 2, della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari – Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, come modificata dalla direttiva 95/7/CE del Consiglio, del 10 aprile 1995, dev’essere interpretato nel senso che lo sfruttamento di un impianto fotovoltaico installato sopra o nelle vicinanze di un edificio privato a uso abitativo e strutturato in modo tale che la quantità di energia elettrica prodotta, da un lato, sia costantemente inferiore alla quantità complessiva di energia elettrica consumata per uso privato dal gestore dell’impianto e, dall’altro, sia ceduta in rete a fronte di un corrispettivo, con la realizzazione di introiti aventi carattere di stabilità, rientra nella nozione di «attività economiche» ai sensi di detto articolo.

A questo punto, sarà necessario attendere che cosa deciderà l’Agenzia delle Entrate italiana. L’eventuale apertura di partita IVA dovrebbe riguardare comunque soltanto gli utenti che utilizzino impianti fotovoltaici senza sistemi di stoccaggio, in questo caso infatti non avvenendo reimmissione di energia in rete, con conseguente guadagno, ma solo accumulo per fini di autoconsumo non si configurerebbe alcuna attività di tipo economico.

21 giugno 2013
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I vostri commenti
ritamir, domenica 24 novembre 2013 alle23:28 ha scritto: rispondi »

Questa è la prova che, anche nel caso si riuscisse a scoprire una fonte di energia gratuita ed illimitata, i cittadini sarebbero comunque costretti a pagare tasse esorbitanti per poterla usare, anche se si accollassero tutte le spese di impianto e manutenzione. Non specifico qui a cosa servirebbero le tasse "rubate" in questo modo, ma sono sicura che non andrebbero in NESSUN CASO a vantaggio della comunità. Servirebbero solo a mantenere i politici di turno e la corte dei miracoli della loro servitù clientelare. Ladri sono e ladri resteranno.

Renato l'uomo mascherato, giovedì 11 luglio 2013 alle19:32 ha scritto: rispondi »

E' questo conferma che la madre degli imbecilli è sempre incinta......

Agostino, lunedì 24 giugno 2013 alle15:55 ha scritto: rispondi »

Prima hanno fatto del tutto per invogliare la gente ad optare per il fotovoltaico, si sono posti degli obbiettivi che forse sono stati raggiunti anche anticipatamente. Ora che in molti ci hanno creduto arriverà il conto di questi manigoldi imbroglioni. Io sono ancora scettico se e quando avverrà l'ammortamento dell'impianto che ho istallato sul mio tetto per uso famiglia e questi già stanno pensando come poter speculare anticipatamente sui nostri sacrifici. Più passa il tempo e più mi convinco che bisogna fare sempre l'opposto di quello che questi imbroglioni ci chiedono

antonio falcone, venerdì 21 giugno 2013 alle19:56 ha scritto: rispondi »

e una grossa presa per i fondelli quella della partita iva per gli impianti inferiori ai 20 kw prima invogliano il popolo a fare gli impianti sui tetti e poi si fa di tutto per fregare la gente io mi sono impegnato la casa ho fatto un mutuo e pago 500 euro al mese questa stronzata e l'ultima che si sono inventati io propongo un azione legale con la associazione dei consumatori non bastano le spese che ci sono l, assicurazione la manutenzione ,le intemperie che ci causa i danni posso dire a questo punto che chi evade fa in un certo modo bene per evitare a questi ladri io ho fatto questo per integrare la pensione perché non ci arrivo con la pensione non ci arrivo con i contributi sono incazzato nero vogliono vedere la pazienza delle persone questi imbecilli

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