Imballaggi riciclati: bilancio del CONAI su 15 anni di attività

Degli 11,6 milioni di tonnellate di imballaggi immessi ogni anno sul mercato italiano ne vengono recuperati il 73,7% e riciclati il 64,4%. Il CONAI, consorzio per il recupero degli imballaggi nato 15 anni fa, ha offerto un’interessante panoramica sul ciclo di vita di materiali quali carta, vetro, plastica, alluminio, legno e acciaio in un incontro con la stampa ieri a Milano.

Il direttore generale del CONAI, Walter Facciotto, ha esposto le percentuali di recupero che hanno continuato a crescere una volta superati gli obiettivi fissati dal Decreto Ronchi per il 2008. Ci si prefiggeva il 60% per la carta e oggi sfioriamo l’80%, si puntava al 26% per la plastica e oggi siamo quasi al 36%. Il recupero di questi materiali è stato anche tradotto in vantaggi per la collettività, quantificabili in 74 milioni di tonnellate di CO2 che non sono state scaricate in atmosfera, 507 discariche che non è stato necessario localizzare, usare e bonificare e, a conti fatti, si tratta di ben 11 miliardi di euro risparmiati.

Il presidente del consorzio, Roberto De Santis, ha ricordato come il CONAI abbia affiancato i comuni nella raccolta dei rifiuti urbani, operando in ottica no profit. Gli operatori indipendenti che già recuperavano imballaggi prima della costituzione del CONAI hanno continuato a fare business con i clienti industriali e commerciali. Il consorzio riceve una quota dai produttori di imballaggi, nell’ottica del ‘chi inquina paga‘, e rivende le materie prime seconde. Usa poi queste entrate per coprire i maggiori oneri dovuti alla raccolta differenziata nei comuni che aderiscono al consorzio. Questo meccanismo ha permesso di aumentare le quote disponibili sul mercato di materia prima seconda, come la carta da macero, con cui diventa possibile progettare nuovi eco-prodotti, ovvero la carta riciclata dell’esempio precedente.

Nel corso degli anni, i pesi degli imballaggi sono via via diminuiti, per abbattere i costi del trasporto imputabili al peso. I problemi maggiori oggi vengono dall’accoppiamento di materiali eterogenei, come le vaschette degli affettati sigillati in atmosfera protettiva che sono composte da lamine di materiali diversi. Per estendere la vita del prodotto nel frigorifero del consumatore, si è progettato un nuovo imballaggio, che sostituisce le carte del salumiere e che rende più complicate le operazioni di riciclaggio. La spinta all’uso del monomateriale si scontra con le richieste del mercato e del marketing.

Il CONAI è anche un osservatorio privilegiato per quantificare l’impatto della crisi economica sulla produzione. Il crollo del 2009 nei volumi di imballaggi immessi nel mercato non si riflette sulle quantità raccolte, che hanno continuato a crescere grazie al miglioramento della raccolta differenziata. Il settore che meno ha risentito della crisi è quello della plastica, trainato dalle onnipresenti bottiglie, di cui è aumentata la vendita di quelle a uso personale, la bottiglietta che ci si porta in borsa. Giuseppe Rossi, presidente del CoRePla, ha aggiunto che anche il recente ingresso di piatti e bicchieri usa e getta tra gli imballaggi riciclabili dal consorzio ha avuto un impatto sensibile. L’impatto di campagne di sensibilizzazione per l’uso di acqua del rubinetto come “Imbrocchiamola” non ha avuto un peso misurabile sui consumi. Delle 657mila tonnellate conferite al consorzio, tolto il peso delle impurità, ne vengono riciclate circa 390mila. Altre 240mila tonnellate vengono termovalorizzate e al 50% finiscono nei cementifici.

La giornalista Alessandra Gerli ha presentato il libro intitolato “15” scritto per i 15 anni di CONAI in cui racconta in modo leggero, ma ben supportato da dati numerici, i cambiamenti negli ultimi 15 anni nel design, nella comunicazione, nei trasporti. La Gerli ha descritto la situazione italiana e le sue criticità: a livello nazionale siamo solo al 25% di raccolta differenziata e l’Europa ci chiede di fare di più. In questi giorni la Calabria ha il problema delle discariche ormai sature e degli impianti abbandonati dalla multinazionale che li gestiva, la Veolia. In mezza Sicilia i comuni hanno terminato i soldi e non possono pagare il servizio di raccolta rifiuti, in Campania al momento sembra che le cose funzionino, ma siamo sempre un po’ in bilico perché il sistema, come a Roma, si basa sull’esportazione dei rifiuti.

Il Sud non è tutto uguale, ci sono i casi virtuosi della Sardegna, che è partita molto lentamente con la differenziata, ma che ha scalato posizioni arrivando a piazzarsi ora al settimo posto tra le regioni italiane. Bene anche Salerno, che con il suo 68% riesce a fare il doppio della raccolta differenziata di Milano, ancora ferma al 34% e con la raccolta dell’umido appena avviata solo in alcuni quartieri.

Insomma, nonostante la crisi e nonostante alcuni casi locali in grave ritardo, in Italia la raccolta differenziata migliora e riesce a farlo a prezzi concorrenziali rispetto al resto d’Europa.

13 dicembre 2012
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