Gli imballaggi non sono tutti uguali, ciascuno deve essere trattato in base al tipo di impatto ambientale che comporta. È con questo fine che CONAI (COnsorzio NAzionale Imballaggi) ha deciso di modificare il Contributo Ambientale unico per sceglierne uno che riesca a premiare chi opta per materiali più facili da raccogliere e riciclare.

Dopo un processo di approfondimento con le associazioni delle aziende produttrici e utilizzatrici e uno studio sulle tipologie e quantità di imballaggi che vengono impiegati dalle aziende (ne sono state valute circa 60), CONAI è arrivato all’individuazione di tre parametri in base ai quali proporzionare il contributo: la facilità di selezione degli imballaggi dopo il conferimento per il riciclo; l’effettiva riciclabilità (entrambe valutate sulla base delle tecnologie oggi disponibili a livello industriale); il circuito di destinazione (domestico o del commercio/industria).

In base a questi punti gli imballaggi più facilmente selezionabili e riciclabili avranno meno oneri a loro carico, mentre quelli che rendono più complicato e lungo il percorso verso il riciclo saranno penalizzati. In tal modo viene introdotto un meccanismo premiale che prima non c’era e che favorirà una tendenza crescente verso un tipo di economia circolare. Soddisfatto Roberto De Santis, presidente CONAI, che ha commentato così:

Sono orgoglioso del lavoro fatto e del traguardo raggiunto, essendo da tempo convinti di come il contributo unico per materiale non premi adeguatamente la ricerca e l’impegno verso imballaggi più orientati all’economia circolare. Abbiamo deciso di cominciare dagli imballaggi in plastica, il materiale più complesso per la varietà delle tipologie e per le tecnologie di selezione e di riciclo; in seguito potremo andare avanti sugli altri materiali.

In effetti questo è solo l’inizio di un lavoro che prevede l’estensione anche ad altre filiere. Nel corso dei prossimi 12 mesi ci sarà un adeguamento dei sistemi informativi e una fase di prova per le imprese, dopodiché si potranno definire ufficialmente le quotazioni che attualmente sono difficili da determinare a causa di una variabilità notevole dei prezzi delle materie prime seconde a livello nazionale e non solo. Solo allora si potrà pensare di applicare lo stesso sistema anche ad altri settori.

23 febbraio 2016
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